canna-fumaria

Il sistema di evacuazione dei fumi è parte integrante dell’impianto termico, ad esso spetta infatti l’espulsione dei residui di combustione, la quale deve avvenire sempre in maniera ottimale affinché possa garantire il massimo rendimento del generatore e l’efficienza dell’impianto stesso, fattori che incidono sulle emissioni in atmosfera, sul risparmio energetico ed economico e, non per ultimo, sul comfort e la sicurezza degli edifici e delle persone.

Camini e canne fumarie, dunque, sono elementi di fondamentale importanza dell’intero sistema d’impianto, soggetti a specifiche norme relative alla progettazione, ai materiali, all’installazione, alla manutenzione e alla sicurezza. Riepiloghiamo di seguito quali sono i dieci aspetti essenziali per la loro adeguatezza, efficienza, sicurezza e mantenimento.

1 – ADEGUATEZZA AL GENERATORE

Per prima cosa il camino o la canna fumaria devono essere adeguati alla tipologia e alla potenza del generatore che andranno ad asservire. La norma UNI 10642 stabilisce tre tipologie di generatore:

  • Generatore tipo A – apparecchio che non è collegato ad un condotto o ad un dispositivo di evacuazione dei fumi: l’aria comburente viene prelevata dal locale di installazione ed il prodotto di combustione viene espulso nel medesimo;
  • Generatore tipo B (cosiddetto “a camera aperta”) – apparecchio collegato ad un condotto di evacuazione dei fumi di combustione verso l’esterno del locale in cui è installato e che preleva l’aria comburente dal locale stesso. L’esempio più comune per questo tipo di generatore è quello del caminetto a legna, tuttavia appartengono a questa categoria anche alcuni tipi di stufa e di caldaia (alimentate a combustibile solido, liquido o gassoso);
  • Generatore tipo C (cosiddetto “a camera stagna”) – apparecchio nel quale il circuito di combustione (presa d’aria comburente, camera di combustione, scambiatore, evacuazione dei prodotti della combustione) è completamente isolato dal locale in cui il generatore è installato: per la combustione utilizza l’aria prelevata direttamente dall’ambiente esterno (aria comburente) ed i prodotti della combustione (fumi) vengono scaricati all’esterno del locale. A questa tipologia appartengono alcuni modelli di stufa/termostufa e la maggior parte delle caldaie (tradizionali a camera stagna, condensazione, ecc. alimentate a combustibile solido, liquido o gassoso).

Inoltre, i generatori sono suddivisi per portata termica, convenzionalmente stabilita in:

  • Minore di 35 kW;
  • Maggiore di 35 kW.

Tale classificazione, unitamente al combustibile utilizzato per l’alimentazione del generatore, è discriminante per i requisiti che i camini/canne fumarie devono soddisfare:

  • temperatura di esercizio
  • funzionamento in pressione positiva o negativa
  • funzionamento a secco o a umido

Un ulteriore fattore di differenziazione riguarda il numero di apparecchi che la canna fumaria dovrà asservire:

  • si parla di camino quando il condotto verticale avente lo scopo di raccogliere ed espellere i prodotti della combustione è asservito ad un solo apparecchio o, nei casi consentiti, da più apparecchi similari sullo stesso piano;
  • si parla di canna fumaria quando il condotto smaltisce i fumi provenienti da più apparecchi posti su più piani; loro volta le canne fumarie possono essere:
    • canna fumaria collettiva – condotto fumi unico atto a raccogliere ed espellere i prodotti della combustione di più apparecchi collocati su diversi piani;
    • canna fumaria collettiva combinata – canna costituita da due condotti distinti, il primo dei quali serve a convogliare l’aria comburente agli apparecchi collocati su diversi piani ed il secondo a raccogliere ed espellere i prodotti della combustione degli stessi.
    • canna fumaria collettiva ramificata (C.C.R.) – condotto asservito a più apparecchi di tipo B installati su più piani di un edificio, realizzato con elementi che determinano una serie di condotti singoli (secondari), ciascuno dell’altezza di un piano, e un collettore (primario) nel quale confluiscono i prodotti della combustione provenienti dai secondari.

Infine, lo scarico dei fumi della combustione da parte del generatore può avvenire in due modi:

  • mediante tiraggio naturale – l’evacuazione dei prodotti della combustione avviene per la depressione determinata dal diverso peso specifico dell’aria atmosferica e dei fumi, fra la sezione di ingresso dell’aria dell’apparecchio e la sezione di uscita dei prodotti della combustione;
  • mediante tiraggio forzato – l’evacuazione dei prodotti della combustione viene attivata a mezzo di un ventilatore, facente parte integrante dell’apparecchio, posto a monte o a valle della camera di combustione.

2 – ADEGUATEZZA AL COMBUSTIBILE

Determinante per la scelta del materiale che costituirà la parete del camino/canna fumaria e il relativo dimensionamento è il tipo di combustibile che alimenta il generatore. I combustibili sono classificati nelle tre macrocategorie:

  • solido – legna, pellet, cippato, ecc.;
  • liquido – derivati del petrolio, biomasse liquide (etanolo, biodiesel), ecc.;
  • gassoso – metano, GPL, ecc.

e ciascuno di essi richiede caratteristiche prestazionali allo scarico di evacuazione fumi differenti. I combustibili solidi, ad esempio, bruciano ad alte temperature e dunque i camini a loro asserviti dovranno avere un’elevata classe di temperatura di esercizio e resistenza al fuoco di fuliggine, mentre i condotti allacciati ad un apparecchio a condensazione avranno classe di temperatura molto inferiore, dovranno essere specifici per il funzionamento ad umido e per la ricezione delle condense.

Le canne fumarie al servizio di generatori di calore a legna o da altri biocombustibili solidi (pellet, bricchette, ecc.) con potenza termica < 35 kW, devono rispettare la norma UNI 10683. La norma che regola gli impianti a gas per uso domestico con portata termica <35kW e i relativi sistemi di evacuazione dei prodotti di combustione è la UNI 7129; ad essa fanno riferimento anche le caldaie a condensazione e il relativo sistema di trattamento e smaltimento delle condense, inoltre la norma tratta, per tutti gli apparecchi che necessitino i differenti sistemi di aerazione e ventilazione, la loro posizione e dimensione, e determina le quote di sbocco delle canne fumarie nei differenti casi. Nel caso di canne fumarie collettive a tiraggio naturale, collegate a caldaie di tipo C con ventilatore nel circuito di combustione, la progettazione e la verifica delle dimensioni devono rispondere alla norma UNI –CIG 10641, diversamente, le canne fumarie collettive ramificate per apparecchi di tipo B a tiraggio naturale, devono rispondere alla norma UNI – CIG 10640. La norma UNI 11528 fornisce i criteri per la progettazione, l’installazione e la messa in servizio degli impianti a gas con portata termica >35 kW. In tutti i casi, l’evacuazione dei prodotti della combustione deve avvenire a tetto per mezzo di una canna fumaria.

Le caratteristiche prestazionali della canna fumaria sono standardizzate secondo la designazione introdotta dalla UNI EN 1443; tale metodo si integra con le norme specifiche (norme tecniche armonizzate per camini che si suddividono in base al tipo di materiale costituente la parete interna del camino stesso: camini metallici, in materiale refrattario/ceramico, in plastica, in calcestruzzo, ecc.) che definiscono i requisiti generali costruttivi e definiscono le prestazioni dei camini in relazione ai generatori e che dovranno essere apposti sul condotto nella cosiddetta placca camino.

I condotti di evacuazione dei fumi sono classificati secondo le seguenti caratteristiche di prestazione:

  • temperatura,
  • pressione,
  • resistenza alla condensa,
  • resistenza alla corrosione,
  • materiale,
  • resistenza al fuoco di fuliggine
  • distanza da materiali combustibili.

Alle suddette norme si aggiungono le UNI 10640 e 10641 dalle quali si evince con quale valore di pressione lavorerà la canna fumaria in relazione al numero di apparecchi collegati.

Le canne fumarie in acciaio inox AISI 316L sono le più diffuse per ogni tipo di installazione, tuttavia esistono altre scelte che meglio si prestano a casi specifici o che, diversamente, sono frutto di esigenze architettonico-costruttive: per le caldaie a condensazione sono preferibili condotti specifici in materiale plastico, mentre, in alcuni casi per le biomasse solide è indicata la ceramica refrattaria.

3 – CORRETTO DIMENSIONAMENTO

Lungo lo sviluppo dei condotti, durante lo scorrimento dei fumi verso il comignolo, la temperatura di questi ultimi si abbassa gradualmente, dando luogo a perdite di portata, sia in termini di velocità di risalita che di pressione, le quali abbassano il valore del tiraggio del camino e che potrebbero portare a una scorretta o incompleta evacuazione. Altre perdite di portata si verificano inoltre in determinati punti del condotto e sono legate alle caratteristiche geometriche ed alla tipologia di materiale della canna fumaria: forme irregolari, cambi di direzione o di sezione, aumentano la turbolenza del fumo all’interno dello stesso; inoltre materiali rugosi provocano l’attrito del fumo sulle pareti del condotto dando luogo anche qui ad una riduzione della velocità di risalita e facilitando la creazione di depositi. Pertanto le normative prescrivono che le canne fumarie debbano avere andamento prevalentemente verticale privo di strozzature, e regolamentano il numero massimo e gli angoli di inclinazione dei cambi di direzione lungo lo sviluppo delle stesse; sarà preferibile una sezione regolare, circolare o rettangolare con angoli raccordati con curvatura minima di 2 cm.

Anche un sovradimensionamento della canna fumaria, ossia un condotto dalla sezione troppo grande, causa la diminuzione della velocità dei fumi ed il conseguente aumento del tempo di permanenza all’interno dei condotti; d’altro canto un’eccessiva velocità di percorrenza, dovuta ad una canna fumaria sottodimensionata (di sezione troppo ristretta), può influire negativamente sulla combustione e di conseguenza sul rendimento del generatore. Il sistema di calcolo UNI 13384 (-1 per camini asserviti a un solo apparecchio e -2 per sistemi in batteria o in cascata qualora la portata termica complessiva risulti maggiore di 35 kW) permette il corretto dimensionamento in relazione ai fattori ambientali (pressione e temperatura dell’ambiente esterno) e tecnici, tenendo conto delle caratteristiche del generatore e delle dispersioni termiche e di pressione ammissibili in esercizio; anche le prese per d’areazione per i focolari e per il prelevamento dell’aria per sistemi di evacuazione in pressione positiva vanno dimensionate attentamente. Nei sistemi di evacuazione dei fumi a tiraggio naturale, nel caso non siano già presenti nel generatore dispositivi analoghi, è da prevedersi un dispositivo di regolazione del tiraggio, atto a compensare l’eventuale eccesso di depressione all’interno della canna fumaria.

4 – ADEGUATEZZA DEL COMIGNOLO

La Legge 3 Agosto 2013 n. 90 e il Decreto Legislativo 4 Luglio 2014 n. 102 prescrivono che qualsiasi tipologia di installazione, nuova o mera sostituzione, deve condurre al tetto i fumi della combustione, mediante camini, canne fumarie, condotti di scarico. Il terminale statico (comignolo) è il dispositivo posto alla sezione di sbocco dei fumi di un camino/canna fumaria/condotto intubato con il compito di permettere un’ottimale dispersione dei fumi nell’atmosfera senza subire le condizioni meteorologiche e deve essere costruito in modo da:

  • impedire la penetrazione nel camino di pioggia, neve, corpi estranei;
  • assicurare lo scarico dei prodotti della combustione anche in caso di venti di ogni direzione e inclinazione;

e deve, inoltre, essere privo di mezzi meccanici di aspirazione.

Al termine del condotto del camino i fumi si sono raffreddati e la loro differenza di pressione con l’atmosfera esterna è minima, perciò la dimensione, la forma e la posizione del terminale devono essere tali da farlo funzionare come aspiratore statico dei fumi.

La sezione interna del comignolo deve essere equivalente a quella del camino/canna fumaria, mentre la sezione utile di uscita dei fumi non dev’essere minore del doppio di quella interna del camino/canna fumaria.

Sulle coperture degli edifici come su tutta la loro superficie, esiste un volume nel quale, durante la presenza del vento, si genera una pressione maggiore di quella atmosferica, viene pertanto identificata una zona di reflusso in cui è possibile la formazione di contropressioni. Al fine di evitare una eccessiva interazione tra l’effetto ventoso e il libero sbocco dei prodotti della combustione in atmosfera, è fondamentale rispettare una quota minima di sporgenza dalla copertura che viene denominata quota di sbocco, la quale garantisce l’allontanamento dalla zona di reflusso. Tale quota deve essere calcolata, oltre che in funzione del tipo di impianto e combustibile utilizzato, rispetto all’angolo d’inclinazione della falda di copertura e rispetto a eventuali ‘ostacoli’ come ad esempio volumi edilizi posti sopra il tetto, la presenza di lucernari, abbaini, altri comignoli e sfiati, ecc., per impedire che i fumi possano entrare e disperdersi negli ambienti abitati (in questo caso si parla di zona di rispetto); le norme di riferimento per il corretto posizionamento del terminale sono la UNI 7129 e il D.Lgs. 152/06.

5 – ADEGUATEZZA AL LUOGO DI INSTALLAZIONE

Temperatura esterna e pressione atmosferica posso incidere sensibilmente sul valore del tiraggio: nei sistemi di evacuazione dei fumi funzionanti in depressione è fondamentale che la differenza tra pressione interna del camino e pressione esterna sia mantenuta costante in modo da rimanere entro la tolleranza stabilita in base al generatore; da qui l’importanza, in fase di progettazione, di “contestualizzare” l’impianto rispetto al luogo d’installazione nell’edificio (installazione interna, in cavedio, esterna, ecc.) e all’ambiente geografico in cui sarà inserito, tenendo conto delle temperature massima e minima di zona e dell’altitudine.

Più in generale, il normale raffreddamento dei fumi durante l’attraversamento dei canali da fumo e del camino può comportare il raggiungimento di un valore di temperatura tale da provocare la condensazione del vapore acqueo contenuto nei fumi (definita temperatura di rugiada la quale varia in funzione del tipo di combustibile e del contenuto di CO2 presente nei fumi) nonché un vero e proprio blocco nell’ascesa dei fumi verso il comignolo. La condensa può provocare la perforazione dei condotti a causa dell’acidità dei fumi e la percolazione di liquidi attraverso i muri influendo negativamente sulle prestazioni del camino e sul rendimento dell’impianto, dando inoltre luogo ad altri possibili problemi. Nel caso di caldaie a condensazione, in cui volutamente si ricerca tale fenomeno al fine di recuperare la maggiore quantità possibile di energia, la formazione di condensa raggiunge livelli elevati ed è pertanto prescritto un sistema di smaltimento dei i liquidi prodotti; inoltre i fumi immessi nei condotti di evacuazione da questa tipologia di apparecchi hanno una temperatura molto inferiore rispetto a quella dei fumi generati dagli apparecchi tradizionali.

La canna fumaria deve quindi essere dotata di un adeguato isolamento termico in grado di ridurre l’abbassamento della temperatura dei fumi durante la loro ascesa, mantenendo così costante la differenza tra pressione interna e pressione atmosferica ed evitando la condensazione dei fumi. L’attenzione a questo aspetto della progettazione è più che mai importante nel caso di installazioni esterne rispetto all’edifico, a tal proposito vengono prodotte canne fumarie a doppia e tripla parete, ossia condotti costituiti da una parete interna (l’effettivo condotto di evacuazione dei fumi), un’intercapedine coibentata, e una parete esterna che funge da involucro e protezione del sistema.

6 – ADEGUATEZZA AI REQUISITI DI SICUREZZA

Installare un sistema fumario secondo prescrizioni normative significa evitare una serie di problemi e danni talvolta molto gravi. E’ necessario effettuare un’adeguata scelta di prodotti e materiali da utilizzare, in funzione della tipologia dell’impianto asservito, e le indicazioni del produttore devono essere sempre osservate. Le norme di riferimento per l’installazione in sicurezza dei camini/canne fumarie sono:

  • impianti a gas domestici UNI 7129
  • impianti ed apparecchi a biomassa UNI 10683
  • centrali termiche tutti i combustibili Lgs n°152/06

Per evitare il pericolo di incendio, dev’essere rispettata la distanza di sicurezza dai materiali combustibili. L’installatore di prodotti designati e marcati secondo la UNI EN 1856-2, deve definire tale misura secondo una delle seguenti modalità:

  • calcolare la distanza dei materiali combustibili secondo la UNI EN 15287-1, ad eccezione dei canali da fumo per i quali la distanza dai materiali combustibili si trova indicata sul certificato rilasciato dal produttore del camino stesso;
  • rispettare le distanze minime di sicurezza indicate nelle norme di installazione (per esempio UNI 7129, UNI 10683, UNI 10845).

Se la distanza di sicurezza non è indicata né dalla designazione CE, né dal Benestare Tecnico Europeo “ETA” del produttore del camino e nemmeno dal posatore secondo il calcolo della UNI EN 15287, occorre considerare una distanza minima di 500 mm per tutti i tipi di combustibile.

Naturalmente, anche quando l’impianto è installato correttamente e con i materiali prescritti dalle norme, i pericoli maggiori di incendio provengono da situazioni particolari, ad esempio: un eccessivo carico di combustibile inserito nel caminetto, oppure nel caso di un incendio interno della fuliggine, perdite della canna fumaria (gas caldi oppure scintille) e l’eccessiva ventilazione che favorisce la propagazione dell’incendio.

Gli errori esecutivi che possono causare un incendio sono:

  • camino con Classe di temperatura inferiore alla temperatura nominale effettiva dei fumi;
  • camino con presenza di materiali combustibili (travi di legno, assi, moquette, ecc.) a distanza inferiore a quella stabilita;
  • camino non “denominato” per incendio fuliggine, utilizzato per combustibile solido;
  • camino assemblato non a regola d’arte che può originare “punti caldi” nei quali la temperatura superficiale esterna è superiore rispetto a quella determinata dalle prove;
  • impianto termico e camino dimensionati in modo errato.

Per evitare il rischio di incendio bisogna tenere in considerazione che:

  • la distanza di sicurezza da materiali combustibili (travi di legno, tubi di plastica, isolamento dei muri, mobili, divani, tende ecc.) deve essere sempre rispettata, indipendentemente dal combustibile, poiché il pericolo sussiste già a 130°C;
  • i sistemi per l’evacuazione dei prodotti della combustione, specialmente nel caso di combustibili solidi, devono garantire un’adeguata temperatura di smaltimento rispetto al combustibile;
  • le quote di sbocco e le distanze prescritte dalla norma UNI 7129 relative alle zone di reflusso e di rispetto devono essere sempre calcolate e rispettate;
  • i depositi carboniosi sulle pareti si possono incendiare sviluppando temperature superiori ai 1000°C.

Per quel che concerne l’evacuazione dei prodotti della combustione negli impianti esistenti alimentati a gas, è necessaria la verifica della funzionalità, la verifica di idoneità e adeguamento, risanamento e ristrutturazione, come prescritto dalla norma UNI 10845; gli impianti domestici preesistenti al 13 marzo 1990 sono regolati dalla norma UNI 10738 che consente agli operatori di valutare lo stato di sicurezza degli impianti alimentati a gas esistenti indipendentemente dall’anno di costruzione: vengono effettuate la verifica dell’efficienza dei sistemi di scarico dei prodotti della combustione, della ventilazione e dell’aerazione.

7 – ATTENZIONE AI “PUNTI CRITICI”

Tetti e solette realizzati con materiali combustibili, come ad esempio il legno, rappresentano un “punto critico” nell’installazione di camini/canne fumarie, il loro attraversamento deve avvenire in totale sicurezza: la superficie esterna del camino deve essere sempre distaccata dalla struttura edile e lo spazio circostante può essere lasciato libero e ventilato, oppure utilizzando appositi sistemi di attraversamento mediante isolamento o materiali classificati incombustibili, dichiarati idonei dal fabbricante.

In un sistema camino (es: EN 1856-1; EN 13063-1/2, ecc.), la distanza è responsabilità del produttore, mentre in un camino composito, costituito da più prodotti combinati, la distanza deve essere calcolata secondo EN15287-1/2 ed è piena responsabilità dell’installatore.

Nella designazione del camino/canna fumaria la distanza dai materiali combustibili, ove necessaria, dev’essere necessariamente indicata, espressa in millimetri.

8 – INSTALLAZIONE A REGOLA D’ARTE

Per la realizzazione dei sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione devono essere impiegati esclusivamente materiali certificati CE secondo quanto previsto dal DPR 246/03, di recepimento della CPD (Direttiva Prodotti da Costruzione 89/106/CEE), ovvero secondo la relativa norma armonizzata di prodotto. La marcatura CE definisce le prestazioni (in termini di resistenza alla temperatura, tenuta alla pressione, distanza da materiale combustibile, ecc…) che il prodotto è in grado di garantire in sicurezza. 

Al termine dei lavori, previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di funzionalità dell’impianto, l’impresa installatrice applica la placca di identificazione della canna fumaria ed è tenuta a rilasciare al committente la “dichiarazione di conformità” degli impianti realizzati nel rispetto delle norme (art. 7 – DM n.37 del gennaio 2008) con i suoi allegati obbligatori fra i quali il libretto di uso e manutenzione predisposto dal fabbricante.

La “dichiarazione di conformità” si applica agli impianti posti al servizio degli edifici, indipendentemente dalla destinazione d’uso, collocati all’interno degli stessi o delle relative pertinenze. Essa va rilasciata in caso di nuovo impianto, di trasformazione, di ampliamento, di manutenzione straordinaria o per altri motivi come ad esempio la sostituzione di apparecchio a gas installato in modo fisso; nel caso di rifacimento parziale di impianti, il progetto, la dichiarazione di conformità e l’attestazione di collaudo si riferiscono alla sola parte oggetto di rifacimento, ma tengono conto della sicurezza e funzionalità dell’intero impianto, infatti viene espressamente indicata la compatibilità tecnica con le condizioni preesistenti dell’impianto.

Nel caso in cui la dichiarazione di conformità, non sia stata prodotta o non sia più reperibile, tale atto è sostituito, per gli impianti eseguiti prima dell’entrata in vigore del succitato Decreto, da una dichiarazione di rispondenza, resa da un professionista iscritto all’albo professionale per le specifiche competenze tecniche richieste.

L’installatore di impianti termosanitari e/o il fumista sono responsabili della installazione a regola d’arte dell’intero impianto, incluso il camino. Per eventuali parti di impianto preesistenti o laddove la posa sia stata eseguita da soggetti o ditte terze, l’installatore di impianti termosanitari e/o il fumista dovranno integrare la propria dichiarazione di conformità con quelle rilasciate dalle stesse ditte installatrici, allegando la documentazione pervenuta previa valutazione del contenuto della medesima.

Al committente (o proprietario o responsabile dell’impianto) è fatto obbligo di affidare i lavori di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione degli impianti ad Imprese abilitate secondo i requisiti richiesti dal D.M. 37/08.

9 – REGOLARI CONTROLLI E MANUTENZIONE DEL GENERATORE

Il D.P.R. 74/2013 definisce i criteri generali in materia di esercizio, conduzione, controllo, manutenzione ed ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici, sia pubblici che privati e per la preparazione dell’acqua calda per usi igienici sanitari, nonché i requisiti professionali ed i criteri per l’accreditamento degli esperti e degli organismi abilitati all’ispezione degli impianti di climatizzazione. Gli Allegati A e B, riferiti all’art.8 del suddetto Decreto, unitamente alla norma UNI 10389, prescrivono rispettivamente la periodicità dei controlli di efficienza energetica, in base alla potenza termica dell’impianto, e i valori minimi di rendimento di combustione, in base alla tipologia di generatore e al relativo anno di installazione.

La prima accensione dell’impianto compete all’installatore e comprende le verifiche e le prove sopra descritte nonché la compilazione del Libretto di impianto. Le accensioni e le verifiche successive competono al manutentore.

Tra gli obblighi di Legge del responsabile dell’impianto dell’esercizio e della manutenzione degli impianti termici vi sono:

  • far eseguire, da un tecnico abilitato la manutenzione ordinaria e la prova di efficienza energetica secondo le scadenze previste dal Decreto;
  • essere in possesso del Libretto di Impianto;

Gli obblighi del manutentore dell’impianto termico sono:

  • eseguire la manutenzione ordinaria e la prova di efficienza energetica secondo quanto previsto dalla norma;
  • compilare, se non già fatto in precedenza, il libretto di impianto, riportando i risultati delle verifiche di combustione.

Le operazioni di verifica ed eventuale manutenzione dell’impianto devono essere effettuate conformemente alle prescrizioni e con la periodicità contenute nelle istruzioni tecniche per l’uso e la manutenzione rese disponibili dall’impresa installatrice dell’impianto ai sensi della normativa vigente. Qualora l’impresa installatrice non abbia fornito proprie istruzioni specifiche, o queste non siano più disponibili, le operazioni di controllo ed eventuale manutenzione degli apparecchi e dei dispositivi facenti parte dell’impianto termico devono essere eseguite conformemente a quanto prescritto dal fabbricante; quando non dovessero essere disponibili o reperibili nemmeno le istruzioni del fabbricante, il controllo e la manutenzione dell’impianto devono essere eseguite secondo le prescrizioni e con la periodicità previste dalle normative UNI e CEI per lo specifico elemento, tipo di apparecchio o dispositivo.

10 – REGOLARI CONTROLLI E MANUTENZIONE DELLA CANNA FUMARIA

Le operazioni di pulizia e manutenzione dei generatori e del sistema di evacuazione dei fumi ad essi asserviti sono atte non solo a mantenere l’efficienza energetica dell’impianto e i valori di emissione in atmosfera delle sostanze della combustione ma anche a mantenere la sicurezza degli edifici e delle persone, prevenendo situazioni di rischio potenzialmente molto grave. Lo stato di manutenzione della canna fumaria e dei canali da fumo può influire sensibilmente su tali aspetti.

I fattori che possono portare ad anomalie di funzionamento e, di conseguenza, a situazioni di pericolo sono:

  • incrostazioni, depositi:
    • negli impianti a legna o biomassa la bruciatura dei combustibili risulta spesso incompleta, dando origine a particelle dette incombusti che si depositano sulle pareti del camino riducendone la sezione utile, sotto forma di fuliggini leggere o fuliggini cristallizzate (incrostazioni: catrame/creosoto). Tali depositi possono portare all’immissione di monossido di carbonio nei locali abitati creando il rischio di intossicazione per gli occupanti, nonché all’innesco di incendi all’interno del condotto che possono propagarsi al tetto, alle parti infiammabili dell’edificio ed alle aree limitrofe;
    • anche la combustione negli impianti a gasolio produce residui che vanno a depositarsi all’interno della canna fumaria rendendo la caldaia meno efficiente o provocando problemi di tiraggio e funzionamento.
    • l’esercizio degli impianti a gas non lascia residui sulle pareti interne del camino, tuttavia può verificarsi il deposito nei condotti di condense dei fluidi acidi contentuti nei fumi espulsi dai generatori che può portare al danneggiamento per corrosione o a una scorretta evacuazione che può dar luogo a problemi di rendimento, consumo e tiraggio;
  • ostruzioni accidentali;
  • rotture, crepe e deterioramenti dei materiali;
  • distacchi tra gli elementi del condotto;
  • variazioni di sezione e presenza di strozzature del condotto;
  • allacci anomali o non regolari.

La periodicità della revisione e della manutenzione dei sistemi di evacuazione fumi, rientrante nelle operazioni di manutenzione ordinaria previste dal D.Lgs. 311/06 e dalle norme UNI 8364, UNI 10847 e UNI 10683, è fissata da quanto prescritto dall’installatore e dal fabbricante. Generalmente è annuale per i combustibili gassosi, semestrale o trimestrale per il combustibile liquido e solido (pellet) e dopo il consumo di 35/40 quintali di legna.

In caso di anomalie dell’impianto (perdite di fumi e fuliggini, fessurazioni, macchiature, ecc.), o nei casi di sostituzione del combustibile o del generatore, la periodicità sopra indicata viene meno ed è fatto obbligo di procedere immediatamente con le verifiche necessarie ai fini di accertare l’idoneità del sistema e programmare l’intervento necessario sui condotti di scarico dei fumi: pulizia, risanamento, sostituzione.

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