evacuazione-dei-fumi

La Legge 3 Agosto 2013 n. 90 e il Decreto Legislativo 4 Luglio 2014 n. 102, relative al sistema di evacuazione dei fumi, prescrivono che qualsiasi tipologia di installazione, nuova o mera sostituzione, deve condurre al tetto i fumi della combustione, mediante comignoli, canne fumarie o condotti di scarico.

 

Il terminale statico, o comignolo, è il dispositivo posto alla sezione di sbocco dei fumi di un camino, di una canna fumaria o di un condotto intubato che ha il compito di permettere un’ottimale dispersione dei fumi nell’atmosfera senza subire le condizioni meteorologiche.

 

Il comignolo deve essere costruito in modo da:

  • Impedire la penetrazione nel camino di pioggia, neve o corpi estranei.
  • Assicurare lo scarico dei prodotti della combustione anche in caso di venti provenienti da ogni direzione e inclinazione.
  • Essere privo di mezzi meccanici di aspirazione.

 

Il comignolo può essere prefabbricato o realizzato in opera e in entrambi i casi è soggetto alle norme di materiale. Inoltre, essendo parte del sistema di evacuazione dei fumi, sia esso sistema-camino o sistema composito, deve rientrare nella dichiarazione di conformità del fabbricante e/o dell’installatore (D.M n.37/2008).

 

In prossimità del comignolo il valore del tiraggio disponibile è pressoché nullo, al termine del condotto del camino, infatti, i fumi si sono raffreddati e la loro differenza di pressione con l’atmosfera esterna è minima, perciò la dimensione, la forma e la posizione del terminale devono essere tali da farlo funzionare come aspiratore statico dei fumi.

 

La sezione interna del comignolo deve essere equivalente a quella del camino/canna fumaria, mentre la sezione utile di uscita dei fumi non deve essere minore del doppio di quella interna del camino/canna fumaria.

 

Sulle coperture degli edifici, come su tutta la loro superficie, esiste un volume nel quale durante la presenza del vento, si genera una pressione maggiore di quella atmosferica e viene pertanto identificata una zona di reflusso in cui è possibile la formazione di contropressioni. Tale zona ha dimensioni e conformazione diverse in funzione dell’angolo di inclinazione della copertura.

 

Al fine di evitare un’eccessiva interazione tra l’effetto ventoso e il libero sbocco dei prodotti della combustione in atmosfera, è fondamentale rispettare una quota minima di sporgenza dalla copertura che viene denominata quota di sbocco, che ci garantisce l’allontanamento dalla zona di reflusso.

 

Tale quota deve essere calcolata, oltre che in funzione del tipo di impianto e di combustibile utilizzati, anche rispetto all’angolo d’inclinazione della falda di copertura e ad eventuali ostacoli (volumi edilizi posti sopra il tetto, la presenza di lucernari, abbaini, antenne paraboliche, altri comignoli e sfiati, etc.) per impedire che i fumi possano entrare e disperdersi negli ambienti abitati: in questo caso si parla di zona di rispetto.

 

Le norme di riferimento per il corretto posizionamento del terminale sono la UNI 7129 e il D.Lgs. 152/06.

 

Nelle tabelle e figure seguenti sono riportate le quote di sbocco e le distanze minime previste dalla normativa vigente:

 

Tabella 1: QUOTE DI SBOCCO PER TETTI CON PENDENZA > 10°

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QUOTE DI SBOCCO IN PROSSIMITÀ DI OSTACOLO

Tabella 2.1: QUOTE DI SBOCCO IN PROSSIMITÀ DI OSTACOLO PRIVO DI APERTURE

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Tabella 2.2: QUOTE DI SBOCCO IN PROSSIMITÀ DI OSTACOLO PRIVO DI APERTURE

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Tabella 2.3: QUOTE DI SBOCCO IN PROSSIMITÀ DI OSTACOLO CON APERTURE

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Tabella 2.4: QUOTE DI SBOCCO IN PROSSIMITÀ DI OSTACOLO CON APERTURE

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Tabella 2.5: QUOTE DI SBOCCO IN PROSSIMITÀ DI OSTACOLO CON APERTURE

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Tabella 3: QUOTE DI SBOCCO IN PROSSIMITÀ DI LUCERNARI

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Tabella 4: QUOTE DI SBOCCO IN PROSSIMITÀ DI ABBAINI

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Per un corretto e ottimale funzionamento del comignolo sono fondamentali una manutenzione e una pulizia costante che influiscono sul rendimento dell’intero impianto, sul valore delle emissioni (prova fumi), e sul valore della pressione, quindi del tiraggio.

 

Scarico dei fumi a parete: quando è ammesso?

Esistono delle deroghe alle norme citate che consentono lo scarico dei fumi a parete:

1. Nel caso di installazione di generatori di calore a gas a camera stagna il cui rendimento sia superiore a quello previsto dal D.P.R. 2 aprile 2009 n. 59, art. 4, comma 6, lettera a) (90 + 2 log Pn):

  • Sostituzione di una caldaia, di qualsiasi tipo, che già scaricava a parete.
  • Sostituzione di una caldaia a camera aperta, a tiraggio naturale, che scaricava in una canna fumaria collettiva ramificata condominiale.

2. Nel caso di installazione di generatori di calore a gas a condensazione i cui prodotti della combustione abbiano emissioni di ossidi di azoto (NOx) non superiori a 70 mg/kWh (Classe 5):

  • Installazione in edifici storici o sottoposti a norme di tutela.Impossibilità tecnica di andare a tetto con lo scarico fumi, asseverata da un professionista abilitato.
  • Installazione di apparecchi a condensazione, nell’ambito di ristrutturazioni di impianti termici individuali già esistenti, siti in stabili plurifamiliari, qualora nella versione iniziale non dispongano già di camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione con sbocco sopra il tetto dell’edificio, funzionali e idonei o comunque adeguabili all’applicazione dei suddetti generatori.
  • Installazione di uno o più generatori ibridi compatti, composti almeno da una caldaia a condensazione a gas e da una pompa di calore, dotati di specifica certificazione di prodotto.

 

Lo scarico fumi di una caldaia installata su un balcone, qualora non sia raccordato ad un camino che conduca al tetto, è da considerarsi a tutti gli effetti uno scarico a parete. I terminali di scarico fumi a parete dovranno comunque essere posizionati nell’osservanza delle aree di rispetto previste dalla norma UNI 7129.

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