storia-del-caminetto

Fin dall’alba dei tempi una delle primarie necessità del concetto di “abitare” dell’uomo è stata quella di procurarsi, addomesticare, confinare e mantenere il fuoco sfruttandolo per illuminare, scaldarsi, e cucinare. Si può affermare quindi che il moderno caminetto affonda le sue origini nei focolai paleolitici passando per gli ipocausti romani e arrivando alle caminate del primo Medioevo.

È solo verso la fine di questo periodo che il camino si evolve diventando anche motivo di arredamento: sino ad allora il focolare era posto al centro della stanza, con un foro sul tetto per la fuoriuscita dei fumi. Questa soluzione permetteva di tenere il fuoco lontano dalle pareti, solitamente di legno, e diffondeva il calore in modo uniforme, tuttavia la dispersione era notevole e certamente lo scarico dei fumi non avveniva nel modo corretto, infatti questa configurazione del focolare fu all’origine di numerosi incendi in quanto i tetti erano costruiti in paglia o in legno, materiali altamente infiammabili.

L’idea di costruire una cappa e una “canna fumaria”, necessaria a convogliare il fumo prodotto dalla combustione alla parte terminale superiore del camino oltre il tetto, fu inventato dai Normanni; prima dell’introduzione e diffusione di tale sistema, generalmente il fuoco veniva fatto bruciare all’interno dell’abitazione in una stanza apposita (come ad esempio nell’atrio delle case romane, parola il cui etimo deriva dal latino ater: nero, annerito). Il progressivo subentrare di nuovi materiali edilizi portò alla progressiva sostituzione delle case in legno con edifici realizzati in pietra e mattoni: inizialmente ciò avvenne per i palazzi nobiliari e nelle abitazioni di persone benestanti e si diffuse via via anche nelle abitazioni dei meno abbienti. Tale innovazione costruttiva mutò anche la disposizione del camino all’interno degli edifici: la realizzazione di canne fumarie in pietra o mattoni, infatti, permetteva l’addossamento del camino alle pareti nonché la possibilità di porlo in qualunque ambiente a seconda della necessità di riscaldarsi o di cucinare, diminuendo altresì il pericolo di incendio. Fu così che nacque, di fatto, il caminetto moderno, concettuale antenato dei nostri odierni caminetti.

Ideato nei paesi nordici, dunque, la tipologia di camino a parete si diffuse in tutta Europa e fece la sua apparizione nell’Italia settentrionale tra il 1200 ed il 1300, dapprima a Venezia, dove se ne ha notizia nel 1227, e poi a Pisa, in cui la presenza è accertata nel 1298, grazie all’intensificarsi degli scambi commerciali di cui le Repubbliche Marinare furono le prime ad approfittare. A Roma venne introdotto nella seconda metà del Trecento, sembra, dal nobile padovano Francesco Carrara, mentre le cronache del piacentino Giovanni Musso raccontano che già ai suoi tempi ogni casa era dotata di camino (1388). Il passaggio dal focolare centrale al camino a parete si protrasse comunque sino alla fine del XIV Secolo, a lungo permase infatti, nelle abitazioni più povere, l’uso del focolare centrale.

I primi camini siffatti furono del tipo cosiddetto a padiglione: completamente aggettanti dalla parete a cui erano addossati, che ne costituiva il fondo, sovrastati da un’enorme cappa sostenuta da colonne; le loro dimensioni erano notevoli e pertanto molto ingombranti, inoltre la mancanza di fianchi protetti rendeva il tiraggio difficoltoso provocando dispersione termica e diffusione di fumo nei locali di installazione.

La diffusione dell’installazione di camini nei vari ambienti della casa, fin nelle camere da letto, consigliò l’ideazione di apparecchi meno prominenti, integralmente contenuti nel muro (il quale doveva, giocoforza, essere di grande spessore, rendendone difficile la realizzazione ai piani più alti). La soluzione più diffusa finì per essere quella “intermedia”, con il camino inserito solo per metà nello spessore del muro, riducendone comunque l’ingombro e portando beneficio in termini di prestazione e tiraggio, consentendone, inoltre, l’installazione su murature di spessori minori; questa tipologia è tutt’oggi la più diffusa, si può anzi affermare che costituisca ormai l’idea di caminetto nell’immaginario collettivo.

La storia del camino dal 1300 sino al 1600 è soprattutto una storia architettonica e stilistica, poiché le soluzioni tecniche si limitano ad incassare, come detto sopra, per metà il camino nel muro; variano le dimensioni che, a partire dagli enormi camini gotici, si riducono nei camini rinascimentali, barocchi e Rococò, apportando senz’altro un guadagno in termini di efficienza. Tra i pochi, in questo arco di tempo, ad occuparsi del camino dal punto di vista tecnico, vi è Leonardo da Vinci: nel suo Codice Atlantico è presente uno studio sull’alimentazione della fiamma mediante una presa d’aria esterna a forma d’imbuto, in grado di migliorare la combustione. Tale studio è la prima teorizzazione dell’apporto di aria comburente dall’esterno, utilizzato a tutt’oggi in alcune tipologie di apparecchio. Leon Battista Alberti nel suo De re aedificatoria parla della collocazione ideale del camino negli ambienti e ne descrive le caratteristiche dimensionali, dal focolare sino alla dispersione dei fumi.

È dagli inizi del XVII Secolo che la storia tecnica dei camini si fa interessante: risolti i problemi architettonici ed edilizi, è proprio la meccanica del funzionamento che comincia ad essere studiata seriamente. Il camino è ormai diffuso come apparecchio di riscaldamento in tutti gli ambienti della casa, la nuova borghesia vive in abitazioni certo meno sfarzose delle dimore nobiliari ma desidera godere di alcuni comfort, ed il fumo prodotto dal cattivo tiraggio non è più accettato come un inevitabile disagio e diventa un problema tecnico da risolvere per migliorare il benessere nella propria casa; anche informazioni di carattere “pubblicitario” relative alle nuove soluzioni adottate per i camini sono facilmente veicolate visto lo sviluppo della stampa.

Nel 1624 l’architetto francese Savot costruisce nella biblioteca del Louvre un caminetto nel quale utilizza per la prima volta il contatto con le pareti calde del focolare per scaldare l’aria della stanza: si tratta del primo caminetto a convezione naturale. Nel 1686, alla fiera di Saint-Germain, un produttore di nome Dalesme presenta un nuovo caminetto nel quale la fiamma si abbassa verso il focolare invece di alzarsi verticalmente utilizzando per la prima volta la tecnica del tiraggio inverso, cercando così di eliminare l’eccesso di fumo disperso negli ambienti. Nel 1714 Gaucher introduce la presa d’aria esterna che permette di evitare che gli ambienti si raffreddino col risucchio d’aria dagli infissi e al tempo stesso rende più confortevole la temperatura nell’ambiente medesimo.

Durante tutta la seconda metà del Settecento vengono realizzate varie tipologie di caminetti, come ad esempio gli cheminée économique, cheminée Nancy e gli cheminée prussienne, in lamiera di ferro, appoggiabili al muro, che sfruttano la conduttività del metallo per irraggiare il calore prodotto dalla combustione e che rappresentano gli antenati della stufa. Dello stesso periodo è il camino con focolare girevole inventato dall’architetto Mansart che viene costruito in una parete divisoria e scalda alternativamente due ambienti; nel frattempo continua la ricerca di soluzioni che migliorino il tiraggio, la resistenza dei materiali alle alte temperature (impiegando un’argilla refrattaria) e la possibilità di una sola accensione giornaliera.

La vera svolta nella progettazione dei camini avvenne in seguito alla Rivoluzione scientifica e tecnica alla fine del Settecento, epoca in cui fiorirono le scienze moderne: chimica, fisica, geologia, biologia, economia ecc. e con ognuna il relativo campo di ricerca e tecnica pratica i cui grandi iniziatori furono Volta, Lavoiser, Smith, Spallanzani e altri. Nel nostro caso specifico, la rivoluzione avvenne ad opera di due coloni americani, i quali con spirito scientifico, unito alle scoperte tecnologiche, ad uno spiccato senso pratico e ad intraprendenza, tratti caratteristici di chi decideva di emigrare nel Nuovo Mondo, riuscirono a risolvere praticamente quasi tutti i problemi che fino ad allora erano stati più o meno presenti nei camini: Benjamin Franklin e Benjamin Thompson.

Franklin, nel 1784 durante un viaggio scrive una lettera ad un amico, fisico dell’imperatore austriaco, dove racconta le sue esperienze e riflessioni sulle cause ed i rimedi del fumo che esce dai caminetti: questa lettera risulta piena di stratagemmi sperimentali; nello scritto egli affermava che, essendo più pesante dell’aria, il fumo senza l’aiuto di un apporto di calore non sarebbe risalito attraverso la canna fumaria: osservò che una “colonna” d’aria calda e fumo crea un “debito d’aria” all’interno dei locali e dedusse quindi la necessità dell’apporto al focolare di aria fresca (aria comburente), suggerendo pertanto l’inserimento di una presa d’aria nel focolare immessa dall’esterno; altra importante osservazione fu il principio di proporzionalità tra bocca del camino e altezza della canna fumaria: in merito consigliava rimedi pratici come ad esempio la rimozione dei nidi d’uccello sui comignoli e l’innalzamento del comignolo stesso oltre il colmo del tetto. Dagli studi sul miglioramento dell’efficienza dei caminetti nacque una stufa-caminetto chiamata caminetto Pennsylvania, o stufa Franklin, realizzata in metallo, molto economica poiché prodotta in serie, che ebbe uno straordinario successo e che ancora oggi viene prodotta quasi con le medesime caratteristiche.

Benjamin Thomson, di umili origini e autodidatta negli studi, grazie alla sua intraprendenza, alla sua curiosità, poliedricità e al “lavoro sul campo”, riuscì a guadagnarsi posizioni prestigiose nella società inglese e fu infatti nominato conte di Rumford. Thomson è padre di numerosi studi e disparate invenzioni tra cui la scoperta delle correnti di convezione, del fatto che il calore non è una sostanza bensì il prodotto del moto di particelle e l’invenzione del calorimetro, apparecchio per calcolare il calore di combustione di legna, carbone ed altri combustibili. Con le sue ricerche ed i suoi esperimenti, fu il primo a comprendere e utilizzare il cosiddetto calore radiante e portò quasi alla perfezione la tecnica di costruzione dei caminetti da riscaldamento.

Thompson acquistò la sua competenza sui camini grazie al lavoro pratico su di essi: durante il soggiorno in Inghilterra ebbe modo di intervenire, infatti, nella sistemazione di oltre cinquecento caminetti, rendendoli perfettamente efficienti e conquistando una vastissima fama in questo campo.

Dalla sua esperienza pratica e dai suoi studi sul calore derivarono alcuni principi che cambiarono completamente la tecnica di costruzione dei caminetti e delle canne fumarie fino ad allora adottata: “poiché sarebbe un miracolo se il fumo non risalisse su per la canna del camino, esattamente come se l’acqua non scorresse giù dalle montagne” riteneva “noi dobbiamo soltanto trovare e rimuovere gli ostacoli che impediscono al fumo di seguire la sua naturale tendenza a salire‘. Uno degli “ostacoli” principali era l’enorme dimensione delle cappe e delle canne fumarie che provocava il precoce raffreddamento dei fumi rallentandone l’ascesa verso il comignolo, tanto che un semplice refolo di vento poteva facilmente infilarsi nella canna fumaria e far disperdere i fumi nei locali di installazione dei caminetti; le grandi dimensioni dei condotti fino ad allora utilizzati erano dovuti alla necessità di avere uno spazio che permettesse agli spazzacamini di infilarsi nei condotti di evacuazione dei fumi per effettuarne la pulizia. Egli, dunque, osservò che se si fosse riusciti a migliorare l’efficienza della combustione, questa sarebbe stata sufficientemente pulita per evitare grandi accumuli di residui facendo pertanto venir meno la necessità di pulizie così approfondite e, poiché il metodo più semplice per ottimizzare la combustione era il miglioramento del tiraggio, ciò sarebbe avvenuto mediante il restringimento della canna fumaria. In materia di canne fumarie, Thompson stabilì inoltre che le pareti interne del camino dovessero essere lisce e prive di spigoli per facilitare lo scorrimento dei fumi il cui percorso doveva essere il più verticale possibile e raccomandò quindi di porre l’imbocco della canna fumaria direttamente sopra il focolare.

La consapevolezza che il calore della combustione era un calore radiante lo portò a modificare la forma del caminetto diminuendone decisamente la profondità ed inclinando le pareti laterali con angoli studiati matematicamente per massimizzare l’irraggiamento del calore verso l’ambiente; da tutto ciò derivò un camino molto efficace nel riscaldamento e quasi del tutto privo di dispersione di fumo nei locali.

Thompson fu inoltre il primo ad introdurre la valvola dei fumi, posta all’incontro tra la cappa e la canna fumaria, che Franklin aveva soltanto ipotizzato e fornì inoltre preziosi consigli sulla qualità del combustibile da utilizzare e sui metodi di accensione ancora oggi perfettamente validi; l’unico “difetto” presente nelle sue realizzazioni fu il mantenimento di un dispositivo chiamato smoke shelf (“scudo dei fumi”), posizionato tra la cappa e la canna fumaria, il quale aveva in origine lo scopo di evitare che il flusso discendente di aria fredda, tanto spesso constatato nelle canne fumarie troppo larghe, trascinasse il fumo nell’ambiente, ma che egli stesso aveva reso praticamente vano mediante la “strozzatura” di tali condotti; furono soltanto studi molto più tardi (1939) rispetto alla sua epoca a dimostrare la superfluità di tale dispositivo a fronte di un corretto dimensionamento della canna fumaria.

Il camino di Rumford ebbe enorme successo divenne un riferimento fino al XIX Secolo, alcuni costruttori apportarono modifiche e migliorie, come ad esempio l’inserimento di dispositivi per la regolazione dell’afflusso dell’aria comburente, o l’inserimento di una sorta di “fornello mobile” il quale, dopo l’accensione ed equilibrato il tiraggio, veniva fatto scorrere dalla bocca del camino verso l’interno del locale di installazione per aumentare la superficie radiante. Ulteriori ricerche volsero invece alla valutazione dei combustibili capaci di maggior rendimento, come carbon fossile o coke, che portarono all’introduzione di una griglia sotto il focolare per l’apporto d’aria necessario per la combustione di tali materiali.

Intorno alla metà del 1800 le maggiori conoscenze delle leggi fisiche e termodinamiche portarono all’ideazione di metodi per sfruttare al massimo anche il calore prodotto dai fumi di combustione, unendo all’irraggiamento anche il riscaldamento per convezione (il primo esempio si ebbe grazie al francese Leras), introducendo un’intercapedine attorno al focolare in cui veniva introdotta l’aria prelevata dall’ambiente, raccolta in basso, e che al suo interno si riscaldava per venire poi reintrodotta nel locale, con moto convettivo, dalla parte superiore dell’apparecchio; da qui il principio del moderno inserto.

Sul finire del Secolo, il progresso tecnologico e metallurgico permise l’inizio della produzione in serie di stufe per riscaldamento e cucine economiche, dapprima alimentate a legna e carbone e successivamente a gas, più efficienti e meno dispendiose dei camini; la produzione e l’installazione dei caminetti, di conseguenza, cala drasticamente. Le nuove dinamiche abitative e nuove tecnologie impiantistiche del Novecento rendono il caminetto, di fatto, una soluzione non più adeguata all’esigenza di riscaldamento di un’abitazione né tantomeno di un edificio; il fascino e il peculiare calore della “fiamma viva” hanno fatto in modo tuttavia che il caminetto non sia mai scomparso del tutto, seppure accomunabile ad un “accessorio” di abbellimento della casa. In tempi recenti, grazie all’innovazione tecnologica e alla sensibilizzazione in materia di fonti di energia alternative e rinnovabili, si assiste ad una vera e propria riscoperta del caminetto e della stufa che oggi hanno raggiunto gradi di efficienza altissimi e spesso sono l’unica fonte di riscaldamento e produzione di acqua calda di un’intera abitazione sfruttando combustibili ecologici e sostenibili.

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