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Nell’Ottobre del 1973, il giorno dello Yom Kippur, l’esercito egiziano attaccò Israele da Sud mentre quello siriano attaccò invece da Nord dando origine a quella che venne chiamata la Guerra del Kippur. La guerra finì dopo una ventina di giorni con la proclamazione di un cessate il fuoco tra le due parti. Durante il conflitto, gli stati di Egitto e Siria furono aiutati e sostenuti dalla quasi totalità dei paesi arabi e anti-americani; tra questi, i paesi appartenenti all’OPEC (l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio), con l’intento di scoraggiare altre nazioni ad appoggiare Israele, alzarono vertiginosamente il prezzo del petrolio, che arrivò addirittura oltre il triplo, e interruppero repentinamente le esportazioni verso le nazioni importatrici fino al Gennaio del 1975. La crisi che ne derivò, crisi petrolifera del ‘73, pose fine al ciclo di sviluppo economico che aveva caratterizzato l’Occidente negli anni Cinquanta e Sessanta, con pesanti conseguenze sull’industria e, in generale, sull’approvvigionamento energetico. Per la prima volta, i paesi coinvolti si trovarono costretti ad affrontare il problema del risparmio energetico e, dunque, la ricerca di fonti di energia alternative. Furono proprio queste esigenze a spingere la ricerca tecnologica ad applicare il processo di pellettizzazione a scopo energetico utilizzando il legno come materia prima.

 

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A seguito della crisi energetica mondiale, il processo ormai consolidato della produzione di pellet nel settore zootecnico viene applicato a scopo energetico, nella fattispecie per produrre energia per gli stabilimenti industriali e per il riscaldamento in ambito domestico, a partire dalla legna. I precursori furono la zona settentrionale degli Stati Uniti e il Canada che, durante gli anni ’70, iniziarono a utilizzare tronchi scortecciati e scarti delle lavorazioni del legno per mettere a punto quello che diverrà con il tempo uno dei combustibili più utilizzati al mondo. Già nel 1978 nei succitati paesi erano attivi oltre 30 stabilimenti per la produzione di pellet di legno e, durante il decennio successivo, la ricerca e il progresso tecnologico portarono a produrre le prime stufe alimentate a pellet.

Gli anni ’80 e ’90, però, rappresentarono un periodo di rallentamento nello sviluppo della tecnica per l’impiego di biomasse a scopi energetici, soppiantate dalla diffusione dei combustibili fossili (gasolio, GPL, metano) sia in ambito industriale che in quello domestico. Nel continente europeo fu in seguito alla Conferenza di Kyoto del 1997 e in ottemperanza alle direttive della Comunità Europea, relative alla necessità di ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, che la ricerca, lo sviluppo e la produzione del pellet, e di altre fonti di energia alternative a quelle fossili, iniziarono a diffondersi ed evolversi contemporaneamente a quelle relative ai generatori. Inoltre, la sempre più diffusa sensibilizzazione dell’utenza verso la sostenibilità, in concomitanza al notevole risparmio economico, hanno portato, nel corso dell’ultimo ventennio, il mercato delle fonti di energia alternative, e del pellet in particolar modo, ad una crescita esponenziale. Oggi, grazie a continue ricerche e perfezionamenti tecnologici, i generatori alimentati con biocombustibili sono in grado di sostituire del tutto il fabbisogno energetico per il riscaldamento in ambito residenziale e non solo: il pellet è utilizzato per stufe domestiche, caldaie, centrali termiche, centrali per teleriscaldamento, ecc.

Il processo di produzione del pellet ha come materia prima il legno vergine, ossia legno che abbia subito soltanto lavorazioni di tipo meccanico e pertanto non contaminato da altri materiali (colle, vernici, preservanti, impregnanti, ecc.), privo della corteccia. Generalmente il materiale di partenza è costituito da trucioli di piallatura e da segatura; inoltre ne vengono impiegati altri, cosiddetti cascami di segheria: sciaveri, refili e troncature, nonché gli scarti e gli sfridi di alcuni processi di lavorazione del legno, fermi restando i requisiti del solo impiego di materiale legnoso vergine e scortecciato. Non è raro, infine, l’utilizzo di tronchi e legna da ardere.

La materia prima viene cippata e macinata fino ad assumere la consistenza della segatura, dopodiché passa alla compressione meccanica durante la quale raggiunge elevate temperature che comportano il fenomeno di sfaldamento della lignina, sostanza contenuta nella parete della cellula vegetale, la quale funge da collante naturale trasformando il materiale pressato in una biomassa pastosa; il composto ottenuto viene successivamente fatto passare attraverso una trafila a fori conici (il cui diametro d’uscita è compreso tra i 5 e gli 8 mm) ed infine tagliato, in lunghezza variabile a seconda della tipologia richiesta. Così nasce il pellet!

 

Le caratteristiche del pellet: vantaggi ecologici, economici e pratici

Le caratteristiche del pellet che lo distinguono dalla legna da ardere, e dalle altre biomasse legnose in generale rendendolo un combustibile vantaggioso sotto molti aspetti, sono di varia natura:

  1. Caratteristiche prestazionali: la densità pressoché uniforme del pellet ed il tasso di umidità residua controllato (il cui valore massimo è compreso tra il 10% e il 12%, mentre quello minimo non deve inferiore all’8% per evitare lo sgretolamento del pellet stesso) conferiscono un elevato potere calorifico, maggiore rispetto a quello della legna da ardere: ad esempio il potere calorifico inferiore dell’abete, con un tasso di umidità relativa del 10% (considerato dunque legno secco), è di 17,88 MJ/kg, mentre quello del pellet di abete (o avente l’abete come specie principale), a parità di tasso di umidità relativa è di 19,21 MJ/kg.

Inoltre la combustione del pellet produce modeste quantità di residui (cenere e incombusti), risultando quindi più conveniente in quanto lo sfruttamento del combustibile è pressoché totale e la manutenzione dei generatori e del sistema di evacuazione dei fumi ad essi asserviti è minore rispetto a quelli alimentati da legna da ardere o cippato;

  1. Caratteristiche ecologiche: la combustione del pellet, come del legno in generale, produce CO2, ma la quantità di tali emissioni è molto contenuta. L’utilizzo consapevole è esso stesso una condizione di sostenibilità in quanto tiene conto del ciclo di rinnovamento boschivo. La combustione del pellet genera emissioni di particolato nell’aria, tuttavia queste hanno un tasso di sostanze dannose/nocive estremamente ridotto;
  1. Caratteristiche economiche: il pellet ha un costo, calcolato in €/Kwh, inferiore rispetto ai combustibili fossili quali metano, gasolio, GPL, ma superiore rispetto a quello della legna da ardere. Tuttavia il vantaggio economico rispetto a quest’ultima sta nella differenza del potere calorifico come si è detto in precedenza. Inoltre, la rapida e continua espansione del mercato dei generatori a pellet, unitamente agli incentivi statali per l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, hanno favorito il consumatore rispetto alla spesa iniziale d’acquisto e il relativo ammortamento;
  1. Caratteristiche merceologiche e pratiche: i sacchi di pellet occupano senz’altro un minore volume rispetto alla legna facilitando il trasporto e agevolando lo stoccaggio sia per i produttori che per gli utenti finali. Inoltre, se conservato in luoghi asciutti, il pellet mantiene durevolmente le proprie caratteristiche. Infine, moltissimi generatori prevedono un sistema di alimentazione automatizzata e di gestione del dosaggio che minimizzano gli interventi richiesti all’utente.

 

Le specie di legno per la produzione del pellet

Le specie di legno per la produzione del pellet sono molto varie e con caratteristiche molto diverse tra loro. Come abbiamo visto nell’articolo riguardante stufe e caminetti, le essenze di legno si possono suddividere tra legni duri e legni dolci:

  1. Legni duri: specie che provengono prevalentemente dalle latifoglie e che hanno un peso tra i 350 e i 400 kg/mc, indice di elevata densità del materiale. Appartengono a questa categoria il faggio, il castagno, la betulla, il rovere, l’olmo, il carpino, il noce e l’acero. I legni duri generalmente bruciano lentamente e la loro combustione è durevole;
  2. Legni dolci: specie che provengono prevalentemente dalle conifere e che hanno un peso tra i 300 e i 350 Kg/mc. Appartengono a questa categoria l’abete, il pino, il larice, il pioppo e il salice. Caratteristica delle conifere è quella di contenere resina, sostanza in grado di aumentare sensibilmente il potere calorifico del legno che le contiene (in quanto quello della stessa si aggira attorno ai 35 MJ/kg). I legni dolci bruciano più velocemente rispetto ai legni duri, producendo una quantità di calore maggiore ma tuttavia meno durevole.

Le differenze tra le caratteristiche delle varie specie, in termini di potere calorifico, sono molto più evidenti nel loro utilizzo come legna da ardere rispetto a quello sottoforma di pellet: il processo di pellettizzazione, infatti, portando il materiale ad elevati gradi di densità e compattezza mediante la pressatura e conferendogli una percentuale di umidità pressoché identica, restringe il range di tale valore. I pellet più diffusi sono senz’altro quelli di faggio e di abete, il primo in virtù del suo alto potere calorifico e della durevolezza della sua combustione che ha però lo svantaggio di lasciare molto residuo; il secondo per la resa elevata e per lo scarso residuo di ceneri. Altri pellet molto apprezzati dall’utenza sono quelli di rovere e di pino marittimo, di produzione comune in Italia. Non mancano, infine, soluzioni di specie miste, in percentuali varie, le quali hanno caratteristiche intermedie tra le materie prime di composizione (differenti essenze legnose – quercia e castagno, per esempio, sono tipicamente mischiati con faggio e abete – o anche essenze legnose miste a cereali).

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La resa del pellet, tuttavia, non si basa sui soli dati oggettivi relativi alle sue caratteristiche, infatti essa può variare sensibilmente a seconda del generatore (caldaia, centrale termica, stufa domestica, termostufa, ecc.) in cui il combustibile viene utilizzato: sta ai produttori di generatori, in base a prove effettuate, raccomandare la tipologia di pellet più adatta al proprio prodotto, oppure sarà l’utente finale, in base alla propria esperienza, a scegliere la tipologia e la marca di pellet che si dimostrerà più performante.

 

Le certificazioni, garanzia del pellet sicuro

La qualità del pellet dipende da alcuni fattori legati alla materia prima e al processo produttivo. Il fattore fondamentale riguarda senz’altro la materia prima che dev’essere il legno vergine. In un mercato così ampio e ricco di offerta non è raro trovare in commercio pellet ottenuti pressando i residui del riciclo di rifiuti e scarti legnosi che possono contenere dosi anche molto elevate di sostanze chimiche trattanti e di collanti la cui presenza è rischiosa non solo per la salute e l’ambiente, ma anche per la durata e la resa dei generatori e dei sistemi fumari. Per far sì che il mercato offra prodotti qualitativamente idonei, rispondenti dunque a determinati requisiti relativi alla materia prima, alle lavorazioni, al rispetto ambientale dell’intera filiera di produzione, sono presenti enti di certificazione i quali, mediante monitoraggio, controllo ed analisi di tutto quanto sopra detto, garantiscono che il pellet in commercio sia sicuro, performante e idoneo all’utilizzo.

Il pellet certificato presente sul mercato europeo può avere diverse sigle, le certificazioni più conosciute sul mercato italiano sono:

  1. DIN Plus:certificazione rilasciata dal DIN CERTCO, istituto di certificazione del TÜV Rheinland Gruppe e del DIN, l’Istituto normativo tedesco, la cui affidabilità è riconosciuta a livello internazionale. Il marchio Din Plus valuta l’intero processo di produzione e certifica che il prodotto finito risponda a determinati parametri riguardanti le caratteristiche fisiche (diametro, lunghezza), il potere calorifico, la resistenza all’abrasione, il peso specifico, la percentuale di ceneri, l’umidità residua e la percentuale di additivi;
  1. ÖNORM:certificazione riferita alla normativa austriaca ÖNORM M7135, la quale definisce i requisiti necessari per i combustibili legnosi pressati e le disposizioni da attuare per la loro verifica. La certificazione avviene mediante istituti di analisi accreditati i quali inizialmente valutano che il prodotto risponda ai requisiti richiesti, quindi, con cadenza annuale, compiono delle verifiche per constatare che la qualità del prodotto sia sempre rispettata.
  1. ENplus: certificazione rilasciata dal Deutsches Pelletinstitute. Il sistema di certificazione ENplus nasce nel 2011, grazie a un accordo stretto in ambitodell’European Pellet Council (E.P.C.) e gode quindi del sostegno di tutto il sistema produttivo europeo, non è un caso che sia la certificazione più diffusa e che sia considerata garanzia di trasparenza, attenzione e accurata selezione della materia prima, lavorata nel pieno rispetto dell’ambiente.

 

La normativa tecnica europea di riferimento è la EN 14961, che in Italia corrisponde al pacchetto normativo UNI EN 14961; inoltre a partire dal 1 Agosto 2015, il sistema fa riferimento alla ISO 17225-2:2014.

L’ottenimento della certificazione ENplus non riguarda soltanto il prodotto finale, la sua qualità viene valutata seguendo tutta la filiera di produzione con un sistema di tracciabilità complesso e univoco valido per ogni lotto venduto: il pellet deve provenire da un processo di produzione attentamente controllato, in cui ogni “attore” della catena di approvvigionamento (dal produttore al dettagliante) deve essere a sua volta certificato; annualmente vengono effettuati controlli e prelievi di campioni presso gli impianti di produzione del pellet delle Aziende produttrici che si avvalgono del marchio ENplus.

Il sistema è gestito direttamente dalle associazioni di settore, riunite nell’E.P.C. all’interno di AEBIOM (European Biomass Association); per l’Italia, l’Associazione di riferimento è AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) mentre l’organismo di ispezione e che rilascia le certificazioni è ENAMA (Ente Nazionale Meccanicizzazione).

 

La certificazione ENplus per la trasparenza, la selezione e la qualità del pellet

Lo schema di certificazione ENplus definisce tre diverse classi di qualità del pellet, basate su requisiti di prodotto e differenziate dalla provenienza della materia prima e residuo di ceneri della combustione:

  • ENplus A1: la qualità più pregiata con un residuo di ceneri inferiore allo 0,7%;
  • ENplus A2: con un residuo di ceneri inferiore al 1,2%;
  • ENplus B: desinata a impianti industriali, con residuo di ceneri inferiore al 2%.

I requisiti relativi alla materia prima riguardano la tipologia e la provenienza del legno utilizzato:pellet-parametri-en-plus

I requisiti di prodotto riguardano parametri geometrici (lunghezza e diametro), il contenuto di umidità, la quantità di residuo di combustione, la durabilità meccanica, il potere calorifico, la presenza nel pellet di elementi e di additivi. Per additivo s’intende una sostanza intenzionalmente introdotta durante il processo di produzione del pellet, o dopo di esso, allo scopo di migliorare la qualità del combustibile, ridurre le emissioni, rendere più efficiente il processo produttivo o contrassegnare il pellet. Gli additivi sono ammessi in quantità massima pari al 2% del peso totale del pellet (≤ 2 w%). La quantità di additivi aggiunta in fase di produzione è limitata all’1,8 w%, mentre la quantità degli additivi di post-produzione (es. oli di rivestimento) è limitata allo 0,2 w%. La tipologia (sostanza e nome commerciale) e la quantità (in w% come ricevuto) di tutti gli additivi impiegati deve essere documentata. Acqua, vapore e calore non sono considerati additivi. Additivi quali amido, farina di mais, farina di patate, olio vegetale, lignina Kraft, lignina solforata, ecc., devono tutti derivare da prodotti forestali o agricoli o dalla loro lavorazione.

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La certificazione ENplus riguarda inoltre determinati requisiti di sostenibilità. Questa è un processo attestante che le forme di gestione boschiva di un certo contesto territoriale siano rispondenti a tutti i criteri di sostenibilità; tale certificazione non è in competizione con gli schemi già esistenti di certificazione della gestione forestale responsabile/sostenibile, bensì riconosce i certificati FSC (certificazione internazionale, indipendente e di parte terza, specifica per il settore forestale e i prodotti – legnosi e non legnosi – derivati dalle foreste, certificazione di gestione forestale per proprietari e gestori forestali) e PEFC (programma di riconoscimento degli schemi di certificazione forestale nazionali. È possibile certificare PEFC sia la foresta/piantagione, che il prodotto finito, grazie all’azione su due livelli: Certificazione Forestale e Certificazione della Catena di Custodia per imprese di trasformazione e/o commercio di prodotti forestali), o sistemi equivalenti, di gestione forestale inclusi i rispettivi certificati di Catena di Custodia. Ai produttori certificati ENplus è richiesto di documentare l’origine e la quota di materiali legnosi certificati. Inoltre, deve essere documentata la materia prima proveniente da Catena di Custodia certificata.

Inoltre, la Carbon Footprint (“misura che esprime in CO2 equivalente il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, un’organizzazione o un servizio”: nel nostro caso CO2 emessa per tonnellata di pellet) di ciascun impianto di produzione di pellet certificato deve essere determinata da ciascun produttore certificato e comunicata al Gestore nazionale (AIEL); il Gestore internazionale (E.P.C.) mette a disposizione uno strumento per il calcolo di tale parametro.

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Per essere certo dell’autenticità del marchio di certificazione ENplus, al momento dell’acquisto il consumatore finale deve assicurarsi:

  1. Che sia riportato il marchio di qualitàcon la classe di qualità corrispondente;
  2. Che all’interno del marchio di qualità sia presente il riferimento alla norma ISO 17225-2;
  3. Che il marchio di certificazione sia completo del codice identificativoENplus (l’assenza del codice identificativo è il più evidente segno di contraffazione);
  4. Che il codice identificativo ENpluscorrisponda a un’azienda certificata presente negli elenchi ENplus;
  5. Che siano indicati tutti i riferimentiper poter contattare il produttore o il rivenditore;
  6. Che i riferimenti dell’azienda corrispondano a quelli dell’azienda certificata a cui appartiene il codice identificativo;
  7. Che il prodotto sia dotato di scheda tecnica;
  8. Che sia riportato il peso venduto (espresso in kg);
  9. Che sia specificatopellet di legno”;
  10. Che il pellet acquistato sia idoneo all’apparecchio termico a cui è destinato.

Le biomasse e i generatori da esse alimentati sono normati dal D.Lgs. 152/2006Norme in materia ambientale e s.m.i.”, dalle norme tecniche, oltre a quelle generali per camini e generatori, UNI 10683/2014 e UNI 7129/2015 per impianti di potenza nominale fino a 35 kW; dal D.Lgs 128/10 (modifica ed integrazione del già menzionato D.Lgs 152/06 – parte II, Allegato IX) per impianti sopra i 35 kW per tutti i tipi di combustibile e la norma UNI 11528/14.

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