caminetti-a-bioetanolo

Fonti di riscaldamento domestico alternative, da considerarsi aggiuntive rispetto alla fonte di riscaldamento principale, possono essere stufe e caminetti a bioetanolo.

In commercio esistono l’etanolo, prodotto a partire da derivati di petrolio, e il bioetanolo cioè il medesimo prodotto ottenuto però mediante un processo di fermentazione delle biomasse, ossia di prodotti agricoli ricchi di zucchero quali i cereali, le colture zuccherine, gli amidacei e le vinacce.

Le successive e più recenti generazioni di produzione hanno portato all’ottenimento di bioetanolo da biomasse legnose ricche di cellulosa (paglia, tronchi, erba) e dalle alghe. Si tratta, sostanzialmente, di alcol etilico denaturato ottenuto da materie di provenienza agricola o forestale che vengono sottoposte a processi di fermentazione naturale mediante l’utilizzo di:

  • batteri e microorganismi (bioetanolo da cereali)
  • lieviti e funghi (bioetanolo da materie lignee, previa sminuzzatura e cottura, e bioetanolo da cellulosa, previa idrolisi)

Queste sostanze trasformano il glucosio e gli altri zuccheri in alcol che viene poi distillato e denaturato a livello industriale.

Il bioetanolo è utilizzato in campo energetico, a seconda del tipo di produzione e al grado di denaturazione, come carburante (è impiegato infatti come componente della benzina e può addirittura sostituire, per motori appositamente progettati, i tradizionali carburanti derivati dal petrolio) e come combustibile per il riscaldamento di ambienti; quest’ultimo deve rispondere ai requisiti di purezza prescritti dal regolamento CEE 3199 22/11/93 che impone la denaturazione a 96°.

La combustione di bioetanolo è inodore (la percezione di odori durante l’utilizzo di un bruciatore a bioetanolo è, infatti, indice di una non adeguata purezza del combustibile) e priva di residui solidi quali ceneri, incombusti tipici dei generatori a legna, pellet e altre biomasse solide; essa inoltre non rilascia particolati nell’aria né fumi pertanto non richiede l’installazione di un condotto di evacuazione dei fumi.

Tuttavia, giocoforza, tale combustione non si può dire neutra poiché anch’essa, come tutte, produce CO2 mista al vapore acqueo seppure la percentuale di monossido di carbonio sia molto bassa; è pertanto necessario che il locale in cui viene collocato un bruciatore a bioetanolo venga dotato di adeguati fori di aerazione come prescritto dalla norma UNI 7129/2015.

bruciatori a bioetanolo sono generalmente realizzati in acciaio inox e ceramica refrattaria per resistere alle temperature elevate durante la miscelazione del combustibile con l’aria, a fronte dello scarso potere calorifero del combustibile che si aggira attorno ai 7kW/h. Essi possono arrivare a un rendimento pari al 96%, favorito dalla completa combustione di tutto il prodotto disponibile e dall’assenza del condotto di evacuazione dei fumi che porterebbe certamente alla dispersione di parte del calore generato.

Esistono in commercio diverse tipologie di biocamini e biostufe che si distinguono in base alle dimensioni e ad alcune caratteristiche accessorie di funzionamento. Vi sono piccoli camini, dalla vocazione per lo più estetica, progettati per essere appesi a parete o altri modelli freestand da porsi in appoggio a terra, su tavoli e tavolini, mensole, ecc. Vi sono poi modelli di camino di maggiori dimensioni e quindi funzionalmente utili al riscaldamento degli ambienti per irraggiamento nonché delle stufe vere e proprie che affiancano all’irraggiamento anche il riscaldamento a convezione mediante un sistema di ventilazione. Questi modelli, più costosi e sofisticati, sono spesso dotati di sistemi di gestione elettronici per la programmazione dell’accensione e dello spegnimento, la termoregolazione e il controllo della combustione.

L’innesco di quest’ultima è immediato e il calore prodotto è disponibile in tempi pressoché immediati. Tuttavia, queste tipologie di generatori, difficilmente sono in grado di soddisfare le esigenze quotidiane di riscaldamento di un intero appartamento, si propongono piuttosto come soluzione flessibile per la climatizzazione invernale di un singolo locale.

Visto il discreto successo dei generatori a bioetanolo e vista la pressoché nulla necessità impiantistica molti fabbricanti hanno investito per renderli più sofisticati e potenti arrivando a realizzare stufe, decisamente molto costose, che consentono l’allaccio al tradizionale impianto a radiatori sostituendo, a tutti gli effetti, una caldaia per il riscaldamento di tipo tradizionale. In generale, come ogni generatore, biocamini e biostufe vanno scelte, per quanto riguarda tipologia e potenza, in base alle dimensioni dell’ambiente da riscaldare e all’utilizzo che si prevede di farne (unica fonte di riscaldamento per un ambiente, fonte di riscaldamento aggiuntiva, ecc.).

Per quanto riguarda la sicurezza tali generatori sono generalmente dotati di un dispositivo antiribaltamento per evitare la dispersione del combustibile liquido. Inoltre, nel serbatoio è posizionata una pietra porosa atta a separare la fiamma dal restante combustibile, impedendo il contatto tra i due elementi.

Oltre ai dispositivi di regolazione di fiamma i bruciatori a bioetanolo sono forniti di “allarmi” che si attivano non appena emergono segnali di malfunzionamento dell’impianto collegati anche a dei rilevatori di anidride carbonica tarati su adeguate soglie.

Il rivestimento in acciaio selezionato per resistere alla corrosione e alla ruggine, dello spessore minimo di 2mm, rende la pulizia del generatore particolarmente semplice, l’assenza di residui preserva, inoltre, le pareti degli ambienti dall’annerimento, caratteristico di generatori a biomassa solida, nel lungo periodo.

L’essere svincolati dalla necessità di un sistema di evacuazione dei fumi e da altri collegamenti impiantistici, il fatto di avere costi e tempi di installazione pressoché nulli e il fatto di richiedere una manutenzione molto semplice e minima hanno determinato gran parte del successo dei generatori a bioetanolo.

Tali caratteristiche, infatti, li liberano dall’inamovibilità rendendoli dunque ricollocabili in qualunque locale purché adeguatamente areato e li rendono oggetti d’arredo in grado di impreziosire e caratterizzare un ambiente non solo con la presenza della fiamma a vista ma anche con la vastissima gamma di design offerta dal mercato: tra le varie opzioni di personalizzazione, esistono ad esempio modelli che integrano diffusori di aromi e oli essenziali per profumare gli ambienti durante il funzionamento.

Tra gli svantaggi dei bruciatori a bioetanolo è senz’altro da considerare il costo d’acquisto iniziale elevato specie se messo in relazione alla capacità riscaldante, nonché il fatto che il combustibile si consuma molto velocemente (naturalmente il consumo dipende della capacità di gestione di combustione e della potenza del dispositivo, per dare un’idea di massima 10 litri di combustibile bruciano in circa 12 ore).

Riguardo a quest’ultimo punto va precisato che non è possibile stoccare grandi quantità di bioetanolo a meno che non lo si faccia in locali, spesso dedicati, adeguati allo stoccaggio di sostanze pericolose e infiammabili.

costi del bioetanolo in Italia oscillano tra i 2,50 e i 4,60€/l ai quali vanno aggiunti i costi di trasporto che variano a seconda della quantità e della zona in cui deve essere spedito: la spedizione di quantità superiori ai 50 litri di bioetanolo deve essere fatta con il D.A.S. (Documento Accompagnamento Semplificato) e da un vettore che abbia la licenza A.D.R. per il trasporto di merci pericolose, tali condizioni pertanto influiranno sul prezzo finale di acquisto del combustibile.

Prima di concludere si ritiene opportuno fare una precisazione riguardo a generatori alimentati a biomassa solida, nella fattispecie il pellet, pubblicizzati come stufe che non abbisognano di canna fumaria. Si tratta di una descrizione impropria in quanto ogni combustione che produca dei fumi è assoggettata all’installazione di un condotto di evacuazione degli stessi, tuttavia nel suddetto caso si tratta di stufe con limitata portata termica, generalmente inferiore ai 12 kW, che non richiedono l’installazione di una vera e propria canna fumaria in quanto l’evacuazione dei fumi avviene mediante ventilazione forzata per la quale è sufficiente un condotto dal diametro di 8 cm che deve comunque rispondere a tutti i requisiti normativi previsti per la tipologia e la potenza d’impianto (scarico a tetto, distanza dai materiali combustibili, aerazione dei locali, ecc.).

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