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Il termine stube originariamente indicava il soggiorno, tipico delle zone nordeuropee e alpine, in cui era collocata la stufa e che spesso era l’unico ambiente direttamente riscaldato della casa nel quale si svolgeva la maggior parte della vita familiare.

Tale termine, infatti, deriva etimologicamente dal frisone “stoev”, ossia gli scaldini di terracotta o ottone; il vocabolo, nelle derivazioni dialettali dell’arco alpino italiano, ha dato origine ai termini stuva o stua dal medesimo significato, molto vicino, com’è facile comprendere, a stufa.

Le tipologie di stufa collocate all’interno delle stube tedesche erano sostanzialmente due:

  • Il Kachelofen, dallo sviluppo prevalentemente verticale e generalmente rivestito di piastrelle in ceramica, tipico delle famiglie più abbienti.
  • Il Bauernofen, stufa dallo sviluppo prevalentemente orizzontale, con una tipica volta a botte superiore, intonacata a calce; la carica della legna avveniva dalla stanza attigua o addirittura dall’esterno (se la stufa era collocata su una parete perimetrale) al fine di limitare dispersioni di calore e di mantenere uniforme e costante l’emanazione del calore nella stube.

Generalmente, a completamento di queste imponenti stufe, venivano costruite delle strutture in legno che sostenevano una panca che girava loro attorno e, meno sovente, una sorta di giaciglio al di sopra delle stufe stesse.

Oggi il termine stube è utilizzato in riferimento alla stufa ad accumulo, un generatore di calore a legna o derivati ad alto rendimento che scambia la propria energia con l’ambiente circostante: esattamente il tipo di stufa che riscaldava gli antichi soggiorni nordici di cui si è parlato sopra.

Il funzionamento della stufa ad accumulo si basa sul rapporto tra la massa del generatore stesso e l’inerzia termica che questa, mediante l’utilizzo di determinati materiali costruttivi, gli conferisce. L’inerzia termica è la capacità di accumulare calore velocemente per poi cederlo lentamente all’ambiente circostante per irraggiamento, in modo costante durante un intervallo di tempo piuttosto lungo. L’energia generata da una combustione, infatti, viene gradualmente ceduta in un lasso di tempo che varia dalle 12 alle 24 ore. Per questo motivo le stufe ad accumulo hanno dimensioni e peso (massa) notevoli, vanno naturalmente dimensionate rispetto all’ambiente in cui verranno inserite, vengono costruite direttamente in loco e sono inamovibili.

Questi generatori sono costituiti da:

  • Una camera di combustione;
  • Un sistema di recupero di energia detto girofumi;
  • Un condotto per l’evacuazione (camino/canna fumaria).

La camera di combustione è il vano interno alla stufa destinato alla produzione primaria dell’energia riscaldante: la carica del combustibile avviene attraverso uno sportello direttamente nella camera di combustione che, una volta chiuso, la rende ermetica in maniera tale da evitare ogni dispersione di calore; l’apporto di aria comburente avviene per aspirazione naturale attraverso delle aperture poste solitamente alla base del manufatto.

Questa camera è progettata per ospitare una combustione rapida in grado di sprigionare una grande quantità di calore in un breve arco di tempo al fine di ottenere la temperatura più elevata possibile, compresa tra i 700°C e i 1000°C. I fumi in uscita vengono convogliati attraverso girofumi, una sorta percorso a serpentina costruito tra la camera di combustione e la parete perimetrale del generatore, che ha il compito di assorbirne il calore affinché il corpo della stufa ne immagazzini ulteriormente quanto più possibile prima che essi giungano all’imbocco del camino.

L’ottimale rendimento di un generatore ad accumulo si ha quando i fumi giungono al condotto di evacuazione a temperature comprese tra i 120°C e i 200°C, prova del fatto che un’elevata percentuale del calore disponibile sia stata ceduta: a maggiore lunghezza del girofumi corrisponde un maggiore assorbimento di calore da parte della stufa.

In ogni caso questo condotto, così come il camino, devono essere dimensionati rispetto alla camera di combustione e alla potenza termica che è in grado di sviluppare, soprattutto in base al fatto che l’intero flusso funziona in virtù delle differenze di temperatura e pressione proprie dell’intero sistema componente il manufatto.

Le pareti perimetrali della stufa così come quelle della camera di combustione sono tradizionalmente costruite in blocchi di materiale refrattario, generalmente dello spessore di 6 cm, talvolta però parti della camera di combustione sono costruite con pietra ollare; nella maggior parte dei casi anche il girofumi è costruito in blocchi di refrattario dello spessore di 2 o 3 cm, tuttavia esso può essere costruito anche con altri materiali idonei allo scopo come, ad esempio, la ghisa.

Esternamente la stufa può essere semplicemente intonacata, ma quasi sempre viene rivestita con piastrelle di maiolica, ceramica di tipo poroso rivestita di uno smalto stannifero che le conferisce resistenza alle alte temperature e alla corrosione. Le piastrelle di rivestimento non sono soltanto decorative, infatti, tutte le possibili varianti in bassorilievo costituiscono un aumento della superficie radiante.

La temperatura superficiale degli elementi della stufa a diretto contatto con l’ambiente è compresa tra i 70°C e gli 80°C, temperatura paragonabile a quella di un tradizionale termosifone, e viene mantenuta per 12/20 ore pertanto sono generalmente sufficienti due cariche di combustibile al giorno per mantenere la stufa in funzione a pieno regime.

Il legante utilizzato per l’assemblaggio dei vari elementi della stufa ad accumulo è generalmente di base cementizia, esso dev’essere, naturalmente, resistente alle alte temperature e deve inoltre garantire una certa elasticità al fine di permettere la normale dilatazione dei refrattari.

Il camino può essere in materiale metallico, in refrattario o in altri materiali idonei secondo le prescrizioni della norma UNI 10683/2012 e dev’essere adeguatamente dimensionato e coibentato per garantire un buon valore di tiraggio.

La tradizionale stufa ad accumulo è detta anche stufa piena in quanto costruita senza intercapedini o vuoti tra la camera di combustione, il girofumi e le pareti esterne. Scalda gli ambienti per irraggiamento senza creare nessuno spostamento d’aria; per raggiungere l’ottimale comfort ambientale la stufa piena necessita di un paio di giorni per giungere alla massima capacità di accumulo e per stemperare gli ambienti freddi, le pareti dei quali, una volta scaldate, diverranno superficie “di riverbero” collaborante all’irraggiamento del calore.

 

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Un’evoluzione più recente della stufa ad accumulo è quella storicamente detta ad aria calda o con inserto che aggiunge all’accumulo e al relativo riscaldamento per irraggiamento un sistema più rapido di immissione di aria calda nell’ambiente per moto convettivo naturale sopperendo, pertanto, ai tempi di stemperamento e creando inoltre la possibilità di scaldare più ambienti (anche su diversi piani) mediante la canalizzazione del calore rilasciato dalla convezione. La camera di combustione in refrattario di questi generatori viene avvolta da uno strato di ghisa (inserto) il quale, arroventandosi rapidamente com’è caratteristico del materiale, fornisce una massa di aria calda da cedere all’ambiente in tempi brevissimi mentre, contemporaneamente, inizia il processo di accumulo che cederà calore più lentamente come sopra descritto.

 

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Moderne varianti delle stube sono:

  • La stufa con intercapedine (ipocausto);
  • La stufa con camera di combustione e girofumi costruiti interamente in ghisa.

La prima si rifà alla tecnica di riscaldamento tipica dell’epoca romana, appunto l’ipocausto, ed è una stufa con rivestimento in maiolica in cui la struttura dell’involucro esterno è totalmente indipendente dalla struttura interna in refrattario. Distaccata dalla prima mediante un’intercapedine che permette una distribuzione del calore di accumulo sulla superficie esterna più uniforme permette, inoltre, una maggiore libertà di forma del manufatto e riduce eventuali fessurazioni e crepe nei punti di giunzione tra il corpo scaldante e la muratura in quanto meno soggetti alle dilatazioni dovute dalle alte temperature di esercizio.

La seconda variante funziona principalmente per convezione, infatti, la massa dedicata all’accumulo, si riduce soltanto alle pareti perimetrali della stufa con rivestimento in maiolica. Questa tipologia di stufa è costituita da una camera di combustione in ghisa dotata di uno sportello per l’alimentazione del focolare che può avere un cristallo in modo che si possa godere della vista della fiamma.

Spesso alla camera di combustione viene affiancata una seconda camera detta di post-combustione nella quale bruciano gli eventuali residui solidi incombusti trasportati dai fumi che raggiungono temperature molto elevate, proprio in virtù dell’utilizzo della ghisa, in un tempo brevissimo prima di essere aspirati nel girofumi (anch’esso, come detto, in ghisa) e poi nel camino per l’evacuazione. Queste caratteristiche di funzionamento permettono un riscaldamento molto rapido degli ambienti che però, a parità di quantità di combustibile utilizzato, è meno durevole nel tempo.

Le stufe ad accumulo, come si è detto, sono alimentate da biomassa legnosa, pertanto sono assoggettate alle norme di settore per tale tipologia di generatore sia per quanto riguarda i materiali impiegati per l’intero impianto che per quanto riguarda gli obblighi di pulizia e manutenzione.

Le moderne stube, tuttavia, abbisognando di una carica di legna molto ridotta e di un tipo di combustione breve a fiamma piena, abbattono sensibilmente il consumo di combustibile e, di conseguenza, le emissioni in atmosfera rispetto alle tipologie di stufa cosiddette a fuoco continuo. Va inoltre detto che la combustione tipica di questi generatori, intensa e rapida, produce come materiale residuo per lo più cenere (la quale può essere reintegrata nel terreno boschivo o di coltivazione) e pochissimo incombusto rendendo quindi la manutenzione del generatore molto semplice e ridotta, così come quella del camino in quanto meno soggetto a depositi e incrostazioni.

Gli svantaggi di una stufa ad accumulo sono più che altro legati alla sua massa, sia in termini di ingombro che in termini di peso (nell’ordine di alcuni quintali), che non le rende adatte a tutti gli ambienti. Altri aspetti non trascurabili sono il costo di costruzione (che va eseguita in loco da fabbricanti e montatori qualificati e specializzati) non certo modico e la necessità di predisporre un camino dedicato. L’inamovibilità del manufatto che, una volta costruito, diventa di fatto parte dell’architettura in cui viene inserito se da un lato, a lungo termine, può essere visto come un limite, rappresenta anche uno dei motivi per cui viene scelta una stube: le moltissime possibilità di forma e decorazione unite alla progettazione esclusiva per ogni ambiente rendono senza dubbio ogni stufa un elemento unico di forte presenza e carattere che diventa, come da tradizione, l’elemento principale rispetto al contesto di collocazione.

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