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Il bosco ha da sempre un ruolo polifunzionale di fondamentale importanza per l’umanità: accanto alla funzione produttiva (prodotti legnosi per l’industria e per fini energetici, prodotti non legnosi quali funghi, frutti di bosco, resine, aromi e medicinali), si trovano anche altri “servizi” del patrimonio forestale come la tutela idrogeologica, la regolazione del ciclo dell’acqua, la conservazione del paesaggio e della biodiversità, la mitigazione del cambiamento climatico grazie all’assorbimento dell’anidride carbonica dall’atmosfera nonché le attività turistico-ricreative, sportive, di didattica ambientale e culturali.

Negli ultimi decenni in Italia, come in tutto il continente europeo, si è registrato un aumento della superficie forestale: dal 1990 al 2015, si stima che la superficie forestale europea sia aumentata di 17,5 milioni di ettari; il bosco italiano, oggi, copre circa 11 milioni di ettari, ossia il 36% della superficie nazionale, con un aumento del 4,9% nei soli ultimi dieci anni la superficie forestale complessiva negli ultimi 80 anni si è triplicata. Il processo di espansione del bosco, tuttavia, non è frutto di una politica lungimirante di tutela e rinaturalizzazione del territorio, si tratta bensì di una naturale “riconquista” di terreni agricoli e pascolivi abbandonati nelle aree montane e rurali, risultato del progressivo spopolamento e conseguente deficit colturale e gestionale di tali territori così come è accaduto anche su terrazzamenti e su opere di idraulica forestale oggetto di scarsa manutenzione, sino ad arrivare a ridosso delle città, specialmente nelle zone periurbane ed interstiziali. Non è però da tralasciare il fatto che all’aumento della superficie forestale abbiano sicuramente contribuito anche i numerosi rimboschimenti a fini protettivi messi in atto nei decenni prima e dopo la seconda guerra mondiale, nonché gli incentivi nazionali ed europei per la realizzazione di piantagioni forestali e da legno su terreni agricoli e non. L’attuale paesaggio forestale italiano è il risultato di profonde trasformazioni territoriali e socio-economiche avvenute nei secoli al fine di ricavare aree agricole, pascolive e urbanizzate.

Parallelamente, negli ultimi decenni in Italia è cresciuta anche l’attenzione alla conservazione e valorizzazione degli aspetti naturalistici, la quale ha portato il nostro Paese ad essere quello con la più alta incidenza di aree sottoposte a vincoli ambientali che interessano oltre il 27% della superficie forestale nazionale, rispetto ad una media europea del 21%; oltre alle aree protette individuate ai sensi della Legge Quadro sulle Aree protette del 6 dicembre 1991, n. 394, più di 3,4 milioni di ettari di superficie forestale rientrano nei siti della rete ecologica Natura 2000 come meritevoli di attenzione in quanto ospitanti uno o più Habitat di specie da sottoporre a tutela, dei quali circa la metà ricade anche in un’area parco. Il regime di tutela assicurato dall’insieme di norme ambientali e paesaggistiche, nazionali e regionali, è tra i più rigorosi d’Europa: l’Italia infatti presenta un vincolo di tutela paesaggistica sul 100% della superficie forestale definito dal D.Lgs. 42/2004.

La tipologia di proprietà dei boschi italiani, è caratterizzata per due terzi da proprietà privata, mentre il restante è pubblico: la proprietà privata individuale è quasi l’80%, rispetto ad enti privati o società. Il 65% della proprietà pubblica è dei Comuni e delle Province, mentre il 23% dello Stato e delle regioni; a tale proposito, ed anche a prova del fatto che l’attenzione nazionale alla risorsa-bosco abbia un carattere storico, particolare importanza assume il Regio Decreto del 30 dicembre 1923, n. 3267 "Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani" con cui viene riconosciuto alle foreste un ruolo fondamentale nella regimazione delle acque e viene sancito che l’utilizzo del bosco rimane sempre subordinato all’interesse pubblico. A ribadirlo è anche il Decreto Legislativo 3 aprile 2018, n. 34 Testo unico in materia di foreste e filiere forestali, prodotto del concerto tra il Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, il Ministero dell’ambiente, il Ministero dei beni e delle attività culturali, le Regioni e le Province Autonome (alle quali rimane competenza primaria in materia di gestione territoriale e forestale), il quale rappresenta la nuova Legge Quadro nazionale in materia di selvicoltura e filiere forestali, definendo gli indirizzi normativi unitari e il coordinamento di settore.

Il Decreto aggiorna le disposizioni nazionali alla luce dei profondi mutamenti economici, sociali e soprattutto normativi e istituzionali che il contesto forestale nazionale, europeo e globale ha subito nell’ultimo ventennio: dal 2001 ad oggi, infatti, l’ordinamento nazionale ha recepito direttive europee, attuato numerosi regolamenti e sottoscritto altrettanti impegni internazionali in materia di clima, ambiente e biodiversità, paesaggio, economia e bioeconomia, energia, sviluppo socioeconomico locale, cooperazione e commercio e cultura; tali tematiche prevedono un coinvolgimento diretto e sempre maggiore del settore forestale e un ruolo attivo della Gestione Forestale Sostenibile. In un contesto in cui il sistema istituzionale di ruoli e competenze è diventato sempre più complesso e nel quale sono mutate le esigenze socioeconomiche del territorio e le necessità di settore, il T.U.F.F. si propone di realizzare un’operazione di semplificazione dell’intero corpus normativo garantendo la conservazione, la tutela e la gestione sostenibile dei boschi Italiani. Secondo quanto recita l’art. 2 del Decreto, infatti, le disposizioni previste sono finalizzate a:

  1. garantire la salvaguardia delle foreste nella loro estensione, distribuzione, ripartizione geografica, diversità ecologica e bio-culturale;
  2. promuovere la gestione attiva e razionale del patrimonio forestale nazionale al fine di garantire le funzioni ambientali, economiche e socio-culturali;
  3. promuovere e tutelare l’economia forestale, l’economia montana e le rispettive filiere produttive nonché lo sviluppo delle attività agro-silvo-pastorali attraverso la protezione e il razionale utilizzo del suolo e il recupero produttivo delle proprietà fondiarie frammentate e dei terreni abbandonati, sostenendo lo sviluppo di forme di gestione associata delle proprietà forestali pubbliche e private;
  4. proteggere la foresta promuovendo azioni di prevenzione da rischi naturali e antropici, di difesa idrogeologica, di difesa dagli incendi e dalle avversità biotiche ed abiotiche, di adattamento al cambiamento climatico, di recupero delle aree degradate o danneggiate, di sequestro del carbonio e di erogazione di altri servizi ecosistemici generati dalla gestione forestale sostenibile;
  5. promuovere la programmazione e la pianificazione degli interventi di gestione forestale nel rispetto del ruolo delle regioni e delle autonomie locali;
  6. favorire l’elaborazione di principi generali, di linee guida e di indirizzo nazionali per la tutela e la valorizzazione del patrimonio forestale e del paesaggio rurale, con riferimento anche agli strumenti di intervento previsti dalla politica agricola comune;
  7. favorire la partecipazione attiva del settore forestale italiano alla definizione, implementazione e sviluppo della strategia forestale europea e delle politiche ad essa collegate;
  8. garantire e promuovere la conoscenza e il monitoraggio del patrimonio forestale nazionale e dei suoi ecosistemi, anche al fine di supportare l’esercizio delle funzioni di indirizzo politico nel settore forestale e ambientale;
  9. promuovere e coordinare, nel settore, la formazione e l’aggiornamento degli operatori e la qualificazione delle imprese;
  10. promuovere l’attività di ricerca, sperimentazione e divulgazione tecnica nel settore forestale;
  11. promuovere la cultura forestale e l’educazione ambientale.

 

I boschi italiani hanno storicamente rappresentato una tra le principali componenti economiche del nostro Paese, tuttavia, a partire dalla metà del secolo scorso, la loro storica funzione produttiva si è progressivamente ridotta, principalmente a causa del predetto spopolamento delle aree rurali e montane e del conseguente abbandono delle attività più intensive legate alla gestione del bosco.

Secondo i dati più recenti, si stima che la superficie annualmente utilizzata sia inferiore al 2% e il prelievo legnoso nazionale annuo nell’ultimo decennio viene stimato di poco superiore ai 9 milioni di m3 di cui il 66% risulta costituito da legna da ardere. Le stime sul prelievo oscillano tra il 18% e il 37% di incremento annuo, contro una media europea che supera il 50%. Il basso tasso di prelievo è indice di una scarsa gestione forestale, inoltre, la mancanza di omogeneità quantitativa e qualitativa, non riesce a soddisfare le richieste del mercato che nel corso degli ultimi 50 anni è profondamente cambiato orientandosi verso una domanda costante di assortimenti pregiati. Al contempo, l’Italia è uno dei principali importatori mondiali di legname generando sensibili impatti ambientali, sociali ed economici nelle aree estere di prelievo che nella maggior parte dei casi non prevedono norme e regole di gestione sostenibile; l’Unione Europea ha richiamato l’Italia alle proprie responsabilità con l’approvazione della Risoluzione del Parlamento Europeo del 28 Aprile 2015 sul tema “Una nuova strategia forestale dell’Unione europea: per le foreste e il settore forestale”, inoltre, il Regolamento UE n. 995/2010, attuato dal D.Lgs n.178/2014, introduce il sistema di due diligence al fine di limitare i rischi d’importazione di legno illegale nelle filiere di approvvigionamento. Infine, il Regolamento UE 2018/841 relativo al settore LULUCF (Land Use, Land Use Change and Forestry Regulation) detta le regole di contabilizzazione degli assorbimenti/emissioni per il settore forestale (Afforestazione/Riforestazione e Gestione forestale).

In questo contesto, il miglioramento della qualità delle produzioni forestali e dell’efficienza delle filiere foresta-legno e foresta-energia nazionali è parte della Strategia Forestale Europea, con l’obiettivo di perseguire gli impegni sottoscritti dal nostro Paese a livello internazionale in materia di contrasto ai cambiamenti climatici, conservazione della biodiversità, decarbonizzazione, commercializzazione del legno e sviluppo socioeconomico: particolare importanza assumono dunque la gestione del bosco e la filiera energetica ad esso collegata nel raggiungimento degli obiettivi Europa 2030 sulle energie rinnovabili. Tuttavia, il legno è solo uno dei prodotti ottenibili dai boschi e le filiere forestali legate alla produzione e commercializzazione dei prodotti non legnosi come sughero, resine, funghi, tartufi, frutti a guscio, selvaggina e piccoli frutti costituiscono un importante realtà territoriale dalle elevate potenzialità per lo sviluppo socioeconomico per le aree rurali e interne del Paese.

Lo schema di certificazione forestale PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes) è un'iniziativa promossa dai proprietari forestali e da una parte del settore dell'industria del legno europei a partire dal 1998, in Italia dal 2001, per la certificazione delle proprietà forestali di ridotta dimensione. Secondo il PEFC (associazione senza fini di lucro al cui sviluppo partecipano i rappresentanti dei proprietari forestali e dei pioppeti, dei consumatori finali, degli utilizzatori, dei liberi professionisti, del mondo dell’industria del legno e dell’artigianato, delle organizzazioni ambientaliste, delle Pubbliche Amministrazioni, delle Cooperative, Organismi di Certificazione, del mondo della Società Civile) “la gestione sostenibile delle foreste crea risultati socialmente giusti, ecologicamente solidi ed economicamente validi: i tre pilastri della sostenibilità. Non possiamo separare, compartimentare o affrontare individualmente questi pilastri. Se manca un pilastro, non possiamo proteggere le nostre foreste, le comunità dipendenti dalle foreste e le economie rurali non possono prosperare, il disboscamento illegale non sarà ridotto e le opportunità di sviluppo non saranno colte”.

La certificazione forestale è fondamentale per fornire prove della gestione sostenibile delle foreste e consente ai proprietari e ai gestori forestali di dimostrare che le pratiche applicate nella foresta siano sostenibili e soddisfacendo i bisogni odierni con lo sguardo volto alle generazioni future; inoltre, essa è uno strumento che consente ai consumatori e alle aziende di scegliere prodotti provenienti da fonti sostenibili, premiando i proprietari di foreste responsabili e creando un incentivo all’adesione per i proprietari forestali non certificati. La certificazione forestale aumenta il valore delle foreste costruendo la fiducia dei consumatori e quindi creando una domanda aggiuntiva per i prodotti forestali il che rappresenta uno dei modi migliori per conservare le foreste in quanto impedisce che i terreni forestali siano svincolati per usi alternativi del territorio. La certificazione di gestione sostenibile delle foreste assicura che le foreste siano gestite in linea con stringenti requisiti ambientali, sociali ed economici; la certificazione di catena di custodia tiene traccia dei prodotti dalle foreste gestite in maniera sostenibile al prodotto finale, a dimostrazione che ogni fase della catena di approvvigionamento sia attentamente monitorata attraverso audit indipendenti per garantire che siano escluse fonti non sostenibili.

Di princìpi e carattere simili è la certificazione FSC, certificazione internazionale, indipendente e di parte terza, specifica per il settore forestale e i prodotti, legnosi e non legnosi, derivati dalle foreste; il Forest Stewardship Council è un'organizzazione internazionale non governativa, indipendente e senza scopo di lucro, nata nel 1993 per promuovere la gestione responsabile di foreste e piantagioni che include tra i suoi membri ONG e gruppi ambientalisti (WWF, Greenpeace, Legambiente, Amnesty International, etc.), sociali (ad esempio il National Aboriginal Forestry Association of Canada), proprietari forestali, industrie che commerciano e lavorano il legno e la carta (come Tetra Pak, Mondi), gruppi della Grande Distribuzione Organizzata, ricercatori e tecnici, per un totale di quasi 900 membri.

La certificazione della buona gestione forestale si basa sui 10 Principi & 57 Criteri (P&C) che FSC ha studiato e definito in modo partecipato, coinvolgendo tutte le parti interessate; tali P&C hanno valore internazionale e devono essere declinati su scala locale. La certificazione FSC di Gestione Forestale può essere individuale, andando a certificare quindi una singola foresta o piantagione, di gruppo, nella quale un unico certificato si riferisce contemporaneamente a più proprietà forestali o del tipo Small and Low Intensity Forests (SLIMF), standard di certificazione pensato ad hoc per foreste piccole e a bassa intensità di prelievo.

La certificazione di catena di custodia garantisce la rintracciabilità dei materiali provenienti da foreste certificate FSC ed è indispensabile per poter applicare le etichette FSC sui prodotti: il possesso di una valida certificazione FSC di catena di custodia è condizione necessaria per poter vendere un prodotto come certificato, grazie a tale certificazione un’organizzazione può garantire il mercato circa la provenienza del legname o della carta utilizzati per i propri prodotti e quindi dimostrare in maniera corretta, trasparente e controllata il proprio attivo contributo alla gestione forestale responsabile. Anche qui la tipologia di certificazione è diversificata in individuale (di singole organizzazioni), di gruppo (riguardante più organizzazioni, con la possibilità di conseguire certificati multisito) o di singoli progetti (applicabile ad esempio al settore dell’edilizia e delle costruzioni, per cui è previsto uno standard ad hoc). Interessante è anche lo standard Legno Controllato, ossia materiale non ancora completamente certificato FSC che però può essere, a seguito di adeguate verifiche, mescolato con quello certificato durante la realizzazione di prodotti etichettati come FSC Misto al fine di far fronte alla crescente domanda di mercato.

La selvicoltura, intesa come strumento indispensabile nella gestione e tutela del territorio e del patrimonio forestale, può contare oggi su competenze e conoscenze scientifiche e tecnologiche di altissimo livello, diversificate e fortemente specifiche. In particolare, grazie alla ricerca e al trasferimento delle conoscenze in ambito operativo si sono raggiunti importanti risultati in termini di innovazione tecnica e di prodotto, conservazione ambientale, efficientamento e sostenibilità ambientale ed economica degli interventi di gestione. È quindi necessaria la promozione di un’intensificazione sostenibile dell’uso delle risorse che garantisca la tutela del patrimonio e un equo sviluppo alle aree montane e alle aree interne del Paese, prevedendo una maggiore produzione fuori foresta e nelle porzioni di territorio maggiormente vocate, destinandone parte alla protezione diretta e alla conservazione della biodiversità e parte alla valorizzazione e all’incremento della produzione, sempre nel rispetto dei criteri internazionali di sostenibilità e di tutela dell’interesse pubblico.

La base per lo sviluppo in corso e per la sua futura evoluzione rimane la Gestione Forestale Sostenibile, definita dall’art. 3, lettera b) del succitato D. Lgs. 34/2018 come “l’insieme delle azioni selvicolturali volte a valorizzare la molteplicità delle funzioni del bosco, a garantire la produzione sostenibile di beni e Servizi Ecosistemici, nonché una gestione e uso delle foreste e dei terreni forestali nelle forme e ad un tasso di utilizzo che consenta di mantenere la loro biodiversità, produttività, rinnovazione, vitalità e potenzialità di adempiere, ora e in futuro, a rilevanti funzioni ecologiche, economiche e sociali a livello locale, nazionale e globale, senza comportare danni ad altri ecosistemi”.

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